A chi da circa otto mesi lavora senza risparmio alle politiche giovanili avendo assunto la responsabilità di un ministero, istituito ad hoc e per la prima volta nella storia del paese, dispiace leggere commenti come quello di Michele Ainis venerdì sulla prima pagina della Stampa. Secondo Ainis, ciò che la politica riserva ai nostri ragazzi si riduce a poco più di qualche ceffone: chiusura anticipata delle discoteche, inasprimento selettivo delle regole del codice della strada, nessun rimedio alla gerontocrazia dilagante. Si ignorano, però, politiche vere e azioni concrete. I giovani e le politiche nazionali a loro indirizzate non sono un semplice “settore” dell’azione di governo, secondo lo schema un po’ datato perseguito finora. Fin dal principio, abbiamo fatto una scelta di metodo differente: far diventare le politiche giovanili una “matrice” da applicare all’azione di governo, affinché tutti i settori risentano di questa influenza generazionale. Per questo è nato il nuovo ministero per le Politiche giovanili, un dicastero di coordinamento e indirizzo che ha già esercitato la sua funzione negli ambiti più diversi.
Un esempio su tutti: la riforma degli ordini professionali, pensata anche per “togliere i tappi” e “aprire i cancelli”, per consentire ai giovani un più agile accesso alle professioni liberali. Ma interventi concreti sono tutti quelli della legge finanziaria: le norme sul patto generazionale, quelle sulla stabilizzazione dei lavoratori parasubordinati e i nuovi diritti a loro assegnati, le iniziative a favore della creatività giovanile, gli incentivi fiscali per gli studenti fuori sede. Al concorso “Giovani idee cambiano l’Italia” (il bando sul sito www.pogas.it) appena lanciato vorrei, poi, dedicare una riflessione particolare. Finanzieremo idee progettuali su quattro aree specifiche: innovazione tecnologica, utilità sociale e impegno civile, sviluppo sostenibile, gestione di servizi urbani e territoriali per la qualità della vita dei giovani. Ogni progetto potrà essere premiato con un sostegno fino a 35 mila euro per un fondo totale di 2 milioni di euro. Non è né una mancia né una paghetta. Piuttosto, uno stimolo per i giovani a intervenire direttamente sul loro futuro. La nostra intenzione è quella di contribuire alla nascita di incubatoli di proposte innovative e di auto imprenditorialità e anche per questo abbiamo registrato molti commenti positivi, tra i quali cito con piacere quello dell’Associazione dei giovani imprenditori.
Sempre agendo da volano, con l’intento di facilitare i processi di autonomia ed emancipazione dei giovani senza alcuno spirito “mammone”, stiamo per concludere importanti accordi per agevolare i giovani nell’accesso al credito, alla casa, al lavoro, alla formazione, alla cultura, alle nuove tecnologie. Limitare, dunque, le nostre politiche giovanili alla nascita di un’agenzia per la gioventù (che non è una novità e che risponde a una richiesta dell’Unione Europea), oltre a essere ingeneroso, non corrisponde al vero. Il nostro Piano nazionale Giovani è più articolato e complesso e andrà svolto in concorso con altri ministeri, le regioni e gli enti locali. In quest’ambito mi preme ricordare lo strumento degli Accordi di Programma Quadro, uno di questi già stipulato con la regione Puglia e altre intese che stanno per essere concluse al fine di applicare il fattore giovani nella politica generale di programmazione delle risorse per lo sviluppo. Il vertice di Caserta ha inserito così Piano nazionale Giovani e le richieste del mio ministero nel più ampio cantiere delle riforme del Welfare, delle pensioni, della pubblica amministrazione, delle liberalizzazioni, con tutto il governo molto determinato a perseguire un obiettivo: ringiovanire il nostro paese.
Giovanna Melandri
Foto: Maurizio Di Zio/Istituto Superiore di Fotografia
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