Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
L.go Chigi 19 - 00187 Roma

Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

Area Media » Articoli

La Stampa 9 dic. 2006 - Per i giovani scommesse e non coccole

Salta il contenuto

ragazza pitturaMa questi giovani italiani dobbiamo coccolarli o renderli responsabili del loro futuro? Dobbiamo pensare a loro come a ragazzi “strutturalmente disagiati” o come a risorse importanti per il Paese? Queste domande, riecheggiate sulle pagine de La Stampa, sono le stesse da cui è partito anche il nuovo ministero per le Politiche giovanili. La mia idea è che, senza sottovalutare i problemi e le sfide educative che i giovani ci pongono, abbiamo soprattutto l’esigenza di rafforzare i loro spazi di autonomia ed emancipazione. Ecco perché penso che le politiche giovanili siano soprattutto politiche dell’”accesso”: al lavoro, alla casa, alla formazione, alla cultura, al credito. In una parola, accesso al futuro. Voglio rassicurare Garelli, però: non c’è alcun atteggiamento assistenzialistico. L’obiettivo non è quello della “protezione civile” di una generazione, che lui scongiura, ma della “liberalizzazione dei talenti” auspicata da Ainis. Non si tratta di tenerli artificialmente “al calduccio”, ma nemmeno di la¬sciarli sempre e comunque a cavarsela da soli. La libertà è fatta anche di bollette da pagare I ragazzi italiani non sempre restano con mamma e papà per scelta. Dei circa 4 milioni che vivono ancora a casa coi genitori, oltre la metà non ha alternative. La libertà è fatta anche di bollette da pagare, di un frigorifero da riempie e di un affitto alla fine del mese. Non sempre è questione di Molle gioventù, mammona e senza spina dorsale. C’è anche un problema di barriere concrete che la politica può e deve abbattere. I ragazzi sono scoraggiati dalla precarietà e “stabilizzano” in media il proprio posto di lavoro - secondo l’Isfol - a 38 anni. Senza un lavoro stabile è difficile progettare una famiglia, trovare lo stimolo per dedicarsi alla vita pubblica e a rigenerare una classe dirigente immobile e gerontocratica. La situazione è più complicata di un cordone ombelicale che non si stacca. Ainis faceva riferimento alla riforma degli Ordini professionali, cui il nostro ministero ha attivamente collaborato: una riforma importante, che apre i cancelli chiusi delle professioni intellettuali per consentire ai giovani una carriera basata sulla competizione e non sulla cooptazione. Ma noi vogliamo che i ragazzi e le ragazze “diventino grandi” in senso ancora più ampio. L’ultima Finanziaria getta le basi per un vero e proprio Piano Nazionale per i giovani, con un Fondo per le politiche giovanili di 120 milioni di euro l’anno.politica può e deve abbattere. I ragazzi sono scoraggiati dalla precarietà e “stabilizzano” in media il proprio posto di lavoro - secondo l’Isfol - a 38 anni. Senza un lavoro stabile è difficile progettare una famiglia, trovare lo stimolo per dedicarsi alla vita pubblica e a rigenerare una classe dirigente immobile e gerontocratica. La situazione è più complicata di un cordone ombelicale che non si stacca. Un paradiso fiscale per talenti in crescita Sono almeno tre le “piste” di lavoro per i giovani che la Finanziaria inaugura. Primo, la casa. Una detrazione fiscale fino a 2600 euro per le spese d’affitto sostenute dagli studenti universitari fuori sede è il primo segno tangibile della nostra volontà di sostenere le famiglie non a trattenere i figli, ma a farli uscire di casa, investendo sulla loro mobilità e sulla loro formazione. Prossimo obiettivo: estendere questo vantaggio a tutti i giovani sotto i 30 anni e non solo agli studenti. Secondo, il lavoro. La Finanziaria contiene una riduzione del cuneo fiscale e contributivo che premia le imprese che assumono a tempo indeterminato, un Fondo per la stabilizzazione del lavoro precario e l’estensione delle indennità di malattia e maternità per i lavoratori atipici. Terzo, la creatività. La Finanziaria contiene: un forte incentivo fiscale per tutti gli under 35 che producono reddito da diritto d’autore o depositando un brevetto, e un credito d’imposta di 100 mila euro per le etichette musicali indipendenti che producono opere prime e seconde. Lo scopo è di fare dell’Italia un Paese amico dei giovani creativi, un “paradiso fiscale” non per evasori ma per talenti in crescita. Sono queste le nostre prime politiche giovanili. E non sono coccole. Sono scommesse.

Giovanna Melandri

Foto: Francesco Berardinelli/Istituto Superiore di Fotografia

 

 

Torna all'inizio della pagina