Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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Il Corriere della Sera 20 apr. 2007- «Un guaio il calcio dei soliti noti, certi di vincere, ma dove vivono?”

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Logo della UEFAFIRENZE - Ministro Giovanna Melandri, sarebbe quasi più facile parlare del futuro Partito democratico…
“Quasi”.
 

Invece parliamo degli Europei di calcio del 2012, che la Uefa ha assegnato non a noi, all’Italia, ma all’Ucraina e alla Polonia.
“Intanto le dico cosa ho fatto la mattina dopo la sconfitta”.

Cosa ha fatto?
“Ho chiamato gli ambasciatori dei due Paesi vincitori, Heorhii Cherniawskji e Michel Radlicki. E mi sono congratulata. Ho fatto un gesto, come dire?”.

Sportivo.
“Esatto. Sportivo”.

Gli ambasciatori le hanno per caso detto qualcosa del presidente della Lega Antonio Matarrese, che alla vigilia della votazione Uefa aveva definito Ucraina e Polonia due Paesi calcisticamente minori?
“No”.

Ma perché, secondo lei, hanno vinto loro?
“C’è, io credo, un fattore determinante”.

Quale?
“La Uefa ha voluto premiare la Polonia, protagonista dell’allargamento della Ue, e l’Ucraina che, a sua volta, è invece recentemente entrata nella famiglia europea dello sport”.

Politica sportiva.
“Pura”.

E nient’altro?
“Beh, la carenza di infrastrutture dei concorrenti, da elemento di potenziale handicap si è tramutato in fattore di vantaggio”.

Può essere più chiara?
“Lì dovranno costruire alberghi, ferrovie, e l’Uefa ha scelto di mettere in moto un semplice grande meccanismo economico”.

Poi i grandi sponsor, le multinazionali che vestono le squadre di calcio, che danno da bere ai calciatori, hanno fatto il resto.
“Avranno fatto il resto, non lo so, posso immaginarlo. Ma dov’è la sorpresa? Guardi, mi creda, io sono stupita da altro”.

Da cosa, signor ministro?
“Dai vertici del nostro calcio. Da Matarrese ad Abete. Dal loro totale scollegamento con la realtà. Sono venuti lì convinti di vincere. Ma in base a che? Devono farsi un esame di coscienza. Tutti”.

Lei è molto dura, signor ministro.
“Senta, veniamo dalle bufere di Calciopoli, e a sentire i giudici di Napoli, non è ancora finita. Abbiamo stadi in cui muoiono assassinati poliziotti come Raciti…”.

Il presidente della Lega Matarrese disse che un morto ci può stare.
“Guardi, io non voglio fare polemiche…”.

Disse proprio così.
“Senta, io dico che il commissario straordinario della Federcalcio Luca Pancalli ha fatto moltissimo per cambiare il mondo del calcio, purtroppo poi però…”.

Poi però?
“Il guaio è che poi ci ritroviamo sempre con gli stessi personaggi seduti nei posti che contano”.

Intanto, le dimissioni che chiede il centrodestra sono le sue.
“Pretestuose. Primo: noi, la candidatura agli Europei, l’abbiamo ereditata dalla precedente legislatura”.

Secondo?
“In Finanziaria abbiamo comunque accantonato 20 milioni di euro. Terzo: la presidenza del Consiglio firmò un protocollo con tutte le città in cui avremmo dovuto mettere mano agli stadi. Quarto… Sa, poi alla fine su quale dossier decidono però Platini e la Uefa?”.

Su quale?
“Su quello presentato dalla Federcalcio”.

Vi hanno rimproverato perché…
“Perché a Cardiff non è venuto il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Ma le pare possibile? Ma quale Presidente italiano si è mai presentato a un cerimonia del genere?”.

Ministro, e adesso?
“Andiamo avanti. Riforma dei diritti televisivi e della legge 91, che ha consentito alle società di calcio di quotarsi in Borsa. Infine, gli stadi. Dovranno essere le società a gestirli”.

Signor ministro: l’altro giorno, a Cardiff, lei ha pianto…
“Ero dispiaciuta, ma non erano lacrime, solo un effetto del fard”.

Fard?
“A volte luccica come le lacrime. Non lo sa?”.

Fabrizio Roncone

 

 

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