“Diritti tv, giustizia, autonomia: ecco dove intervenire”
Il calcio ha bisogno dell’applicazione piena delle regole in vigore ma anche di regole nuove”. Giovanna Melandri non ha dubbi. “Credo che ci sia da fare un “tagliando” accurato alla legislazione attuale”, sia quella sui diritti tv che quella sulle società. E “ci sono dei terreni su cui le regole vanno riscritte: il tema della terzietà, dell’autonomia, dell’indipendenza dei controlli sia per quanto riguarda gli arbitri che la giustizia sportiva è un tema da affrontare”. E soprattutto vanno recuperati “i valori dello sport, dell’agonismo, della lealtà sportiva che non si diffondono proclamandoli ma con gesti molto concreti”. Così il neo ministro delle Politiche per le politiche giovanili e attività sportive (”Mi raccomando - ripete più volte - non sono il ministro del calcio!”), guarda oltre. E rilancia un’idea di cinque anni fa, quando era ministro per i Beni culturali con delega per lo sport. “La prima cosa che vorrei fare per le politiche dello sport è di istituire, nel rispetto dell’autonomia del Coni, un luogo permanente di raccordo e di indirizzo tra tutti i soggetti preposti alle politiche sportive in Italia. Un luogo che non è mai esistito. E in cui le regioni, gli enti di promozione sportiva, l’associazionismo diffuso, la scuola, il Coni, il movimento paraolimpico, possano insieme definire le linee di una politica per lo sport. Un luogo che questo ministero può offrire”. Con l’attenzione massima verso i giovani. Gli stessi giovani che saranno protagonisti delle prime sue “mosse simboliche”. “Lunedì andrò a salutare i mille giovani che partono in nave per Palermo, nell’ambito dell’iniziativa della fondazione Falcone in occasione del 23 maggio, anniversario della strage di Capaci. Poi andrò a Locri per incontrare i ragazzi in un momento in cui i riflettori sono spenti. Due espressioni di una reazione vitale, appassionata, impegnata, nel nome della legalità”.
Proprio quella che l’ennesimo scandalo del calcio sta mettendo in discussione.
Lo sconcerto diffuso di questi giorni esige due cose. In primo luogo accertare la verità. Io sono profondamente garantista, quindi guai a emettere sentenze. Ho fiducia nei magistrati e bisogna avere pazienza. Ma c’è anche una ferita da sanare che riguardale regole dello sport. Ho massima fiducia nella scelta che fatto il Coni con la nomina di Guido Rossi. Un uomo delle regole di cui il calcio ha bisogno. Avrò con lui un incontro istituzionale mercoledì prossimo. Il calcio ha bisogno dell’applicazione piena delle regole in vigore ma anche di regole nuove.
Perché?
Mi dispiace, ma non sono d’accordo con Berlusconi quando dice che le regole già ci sono. In questi cinque anni, a parte il buon lavoro della commissione Cultura presieduta da Adornato che però è stato lasciato lettera morta, quali sono stati i provvedimenti del governo Berlusconi? Il decreto spalma debiti e iniziative legislative ad hoc per questa o quella società sportiva mentre si tagliavano svariate centinaia di milioni di euro del credito sportivo per l’impiantistica diffusa.
Cosa fare allora?
Non voglio anticipare linee che saranno il frutto di quel tavolo, ma io una cosa la so e mi è chiarissima: dobbiamo fare il contrario. Dobbiamo lavorare perché lo sport sia un diritto di cittadinanza. C’è un’esperienza di associazionismo diffuso sul territorio che va valorizzata, c’è l’impiantistica sportiva che va sostenuta, c’è un raccordo con le scuole che finalmente va messo a regime. C’è da fare una politica nazionale.
Nuove regole, nuove risorse. Non servirebbe a monte riscoprire un etica dello sport?
Assolutamente sì. C’è una dimensione culturale profonda dello sport. È da lì che dobbiamo partire. Ma i valori dello sport, dell’agonismo, della lealtà sportiva non si diffondono proclamandoli. La retorica dell’ etica non mi è mai piaciuta. Io penso che si possa fare una politica con gesti molto concreti, come il contrasto al doping diffuso, con l’attenzione a tutti gli sport e non solo al calcio.
Non andrebbe rivisto anche il ruolo delle tv?
È uno degli impegni che ho già preso col ministro della Comunicazioni Gentiloni. Faremo un lavoro comune affinché la regolamentazione per il negoziato dei diritti sportivi non si trasformi in una strabordante prevalenza degli interessi di alcuni su altri. E su questo credo che ci sia da fare un tagliando profondo alla legislazione attuale. Qualche forma di trattativa collettiva dei diritti è necessaria.
Anche qualche nuova regola sul regime societario?
Bisognerà fare assolutamente il tagliando anche alla legge del 1996. Senza buttare via tutto. L’idea era buona ma il tagliando va fatto.
Servirà qualche segnale forte?
Mi pare che questa volta la determinazione a eliminare opacità e irregolarità sia davvero piena. Siccome, come dice Sacchi, il calcio è lo specchio della civiltà italiana, restituire onore, dignità e bellezza al calcio significa anche un po’ restituirle al Paese. Ci dobbiamo lavorare tutti. Con serenità e serietà.
Antonio Maria Mira
Le iniziative del Pogas in materia di politiche giovanili
I provvedimenti in favore dei giovani
L'accordo tra il POGAS e l'ABI
Il Codice etico e le iniziative del Pogas
Le iniziative del Pogas in materia di sport
I provvedimenti in favore delle attività sportive
Le agevolazioni fiscali per lo sport dilettantistico e le famiglie
L'intesa tra il POGAS ed il Ministero della Salute