ROMA - Il popolo dell’Ulivo protesta: troppe quelle 102 poltrone nel governo Prodi. Al convegno sul Partito democratico, lei e altri leader dell’Unione siete stati contestati. Ministro Melandri, qualcuno vi ha urlato: “Stiamo diventando peggio degli altri?”
“A uno sfogo emotivo do una risposta istintiva anche io”. Le critiche costruttive sono sempre salutari, e noi non siamo certo gente che mette fuori dalle stanze del governo il cartello con su scritto: “Non disturbate il manovratore”, piuttosto quello “Stiamo lavorando per voi”".
Forse il modo con cui il governo ha cominciato a lavorare non sta entusiasmando gli elettori.
“Il popolo maturo e esigente dell’Ulivo ci sta solo chiedendo di comportarci come se il Partito democratico esistesse già. Esige comportamenti coerenti con un’unità politica forte, che ancora non c’è. Ed è questo il messaggio che dobbiamo cogliere, è giusto che ce lo dicano e lo terremo in grande considerazione. Ma a loro dico: non siate ingenerosi, anche sulla storia delle 102 poltrone: siamo un governo di coalizione”.
È una giustificazione sufficiente?
“Il popolo dell’Ulivo deve ricordare che le prime tappe nella direzione del Partito Democratico sono state già superate con buoni risultati: abbiamo fatto una lista unitaria che ci ha consentito di vincere le elezioni. Dopo il voto abbiamo dato vita a un gruppo unico, guidato da una donna al Senato e da un quarantenne alla Camera. Ora si tratta di continuare in quella direzione con il medesimo slancio e io chiedo a scettici e frenatori, di astenersi per favore”.
Non pensa che le polemiche tra i ministri, le uscite sugli argomenti più disparati abbiano alimentato una certa insofferenza?
“Per governare bene bisogna dare segnali di discontinuità molto profondi rispetto a chi ci ha preceduto. E allora, sollevare il caso della ricerca, dell’estensione dei diritti civili, proporre una ridistribuzione della ricchezza nonostante le difficoltà economiche, ecco, sono tutte questioni che sono state aperte per dare il segno di un governo che vuole cambiare questo Paese. Quel che invece non abbiamo fatto e dobbiamo fare al più presto è impegnarci per cambiare la legge elettorale, dopo la vittoria al referendum. Le critiche che ci vengono rivolte segnalano il perdurare di una logica proporzionalistica, dentro il centrosinistra. Dobbiamo ai nostri elettori il ritorno a un bipolarismo vero, oltre a un’accelerazione verso il Partito democratico”.
Su questo punto: la base vi chiede tempi certi.
“Ci chiede innanzitutto coinvolgimento. Partecipazione a un progetto molto democratico e aperto. E questo andrà garantito coinvolgendo il popolo delle primarie. Sui tempi, sono d’accordo con chi ritiene che l’obiettivo dei congressi di Ds e Margherita entro i primi mesi del 2007 sia raggiungibile”.
Non pensa che un’accelerazione creerà una frattura proprio nel suo partito, i Ds? Il ministro Mussi e la sinistra interna sono in rotta col progetto.
“Io sono molto soddisfatta dell’investimento che i Ds e Fassino stanno facendo sul Partito democratico. Ai compagni del “correntone”, ai quali mi unisce una storia politica comune, mi rivolgo ricordando che nessuna famiglia politica del Novecento è uscita indenne da questo secolo e nessuna famiglia può offrire da sola una soluzione ai problemi del nostro tempo. C’è bisogno di tutti, per lavorare insieme. Il Partito democratico non diventerà il recinto chiuso del moderatismo del centrosinistra”.
Carmelo Lopapa
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