MILANO - “Giusto sospendere i campionati”. Fino a quando?
“Fino a quando non saremo in grado di ripartire in modo diverso”.
Il Ministro dello Sport e delle Politiche Giovanili Giovanna Melandri condivide in pieno la decisone del commissario straordinario Luca Pancalli. Con lui, d’altronde, e anche con il Ministro dell’Interno Giuliano Amato e con il premier Romano Prodi, è stata al telefono tutta sera. Perché lo “sgomento” è forte, la notizia è di quelle che “lascia attoniti”.
Così, se il premier dice di condividere “la scelta della Fige in segno di lutto e come monito contro la degenerazione del mondo dello sport, e non solo, che si deve fermare a riflettere”, il ministro Melandri, gli occhi sulle agenzie che ogni minuto fanno capire meglio la dimensione della tragedia, aggiunge un’altra cosa: “Non so quando i campionati ripartiranno, di sicuro dovrà essere in modo molto diverso. Il governo non tollererà più che ogni giornata siano dispiegati migliaia di agenti e che gli stadi restino cattedrali nel deserto, dove le famiglie non si azzardano a entrare”.
Le iniziative da intraprendere andranno concordate con il governo e con il mondo del calcio. Ma il ministro proporrà di agire su un doppio binario. “Quando si è sconfitto il fenomeno degli hooligan si è agito su due livelli: da una parte leggi speciali e un giro di vite nelle misure dì sicurezza. Dall’altra, una diversa concezione degli stadi”. Cosa c’entrano gli stadi? “C’entrano. La miglior prevenzione alla violenza è riportare le famiglie negli stadi. Adesso sono impianti brutti e giganteschi, che vengono impiegati solo una volta alla settimana, e che gravano esclusivamente sui bilanci degli enti locali, mentre le società non partecipano in alcun modo aria loro gestione.Bisogna renderle invece più responsabili e più interessate a far vivere questi impianti”.
Ma ci sarà anche un problema culturale, no? Dopo partita, con i fumogeni che erano già stati lanciati, i dirigenti parlavano ancora delle decisioni arbitrali: “Certo, c’è anche un problema’ culturale. Bisogna rasserenare questo mondo, che vive in conizioni di tensioni e di sospetto reciproco inaccettabili. Cè un veleno che sta intossicando il calcio e che va fermato”.
Arianna Ravelli
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