ROMA - ” Utilizzare i maggiori ricavi televisivi per finanziare la riduzione dei prezzi dei biglietti e degli abbonamenti? Mi sembra una buona idea. In futuro, con la vendita collettiva sarà più agevole compiere operazioni di questo tipo. Ma i presidenti dei club, con scelte individuali, potrebbero anche anticiparle. In particolare si potrebbero prevedere sconti a favore delle famiglie per invogliarle a tornare negli stadi”.
Dall’emergenza al “progetto”: nel giorno in cui al Senato arriva il decreto anti-violenza (il voto potrebbe arrivare martedì prossimo), il ministro per le politiche giovanili e lo sport, Giovanna Melandri, prova a indicare una linea di marcia. E non nasconde la soddisfazione: “Il decreto ha già prodotto ottimi risultati: ad esempio la velocità con cui molti stadi sono stati messi in condizioni di sicurezza”.
Svuotati gli stadi dai violenti, bisognerà, però, pensare a popolarli con gli appassionati “veri”, con i ragazzi, le famiglie. Come fare?
“Rendere sicuri gli impianti era la condizione essenziale per avviare la seconda operazione. Il lavoro che intendiamo fare con la scuola, con le associazioni dei tifosi offriranno delle soluzioni nel medio periodo. Anche per questo, superata la crisi di governo, provvederò a onorare due appuntamenti che erano stati congelati: il prossimo 15 marzo si riunirà il tavolo tecnico sugli impianti sportivi, con Anci, Fige, Lega e Federbasket; il 12 inconterò le organizzazioni dei tifosi “buoni”, anche se un po’ mi fa ridere l’uso dell’aggettivo perché i tifosi o sono buoni o non sono”.
A cosa serve questo tavolo tecnico?
“L’obiettivo è cambiare il sistema coinvolgendo maggiormente i club nella gestione e, possibilmente, anche nella proprietà degli stadi. II tavolo valuterà, città per città, gli impianti che si possono trasferire immediatamente e quelli che invece vanno completamente ricostruiti. Ovviamente bisogna prevedere un meccanismo di finanziamento: presenterò una proposta specifica”.
Chi tira fuori i soldi?
“Ovviamente, risorse pubbliche da spendere non ce ne sono. Però si possono stimolare soluzioni di mercato che stanno in piedi finanziariamente perché in questo nuovo modello l’impianto non è più un’entità improduttiva”.
Conclusione?
“Si può pensare a mutui a tassi agevolati per finanziare i progetti, mentre escludo a priori il ricorso a trasferimenti in conto capitale”
Nell’iter parlamentare il provvedimento corre rischi?
“Trovo significativo da un punto di vista politico che, passata la buriana il primo provvedimento in discussione sia proprio il decreto anti-violenza”.
Perché?
“Perché il dibattito è cominciato in un clima diverso: c’è una convergenza ampia, credo che alla fine verrà approvato con il voto compatto della maggioranza e di buona parte dell’opposizione. L’impianto del decreto non è stato toccato, alcune sanzioni sono state inasprite e nel decreto rientrerà tutta la parte costruttiva messa a punto dal mio ministero che era originariamente oggetto di un disegno di legge (le iniziative con la scuola, l’osservatorio sulla comunicazione, eccetera)”.
Lei incontrerà le organizzazioni di tifosi: cosa chiederà?
“Noi non vogliamo criminalizzare il tifo, anzi ci sono associazioni che svolgono attività meritorie: puntiamo a valorizzarle tanto è vero che in questo casi i rapporti con le società vengono ritenuti legittimi. Ai tifosi chiederò di aiutarci a riportare le famiglie allo stadio. Ieri in Senato si è anche parlato di riservare spazi alle famiglie”.
E il discorso ritorna sugli stadi.
“Un sistema non si cambia nel giro di ventiquattro ore. Ci vuole una fase di transizione anche per questo abbiamo messo a punto un emendamento in base al quale l’attività degli steward e le modalità di formazione verranno definite con un decreto del Ministero dell’Interno”.
Antonio Maglie
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