ROMA - Prima di tutto i complimenti a Barbara Pollastrini e Rosy Bindi: “Chiudete due donne in una stanza, date loro un compito difficile e un po’ di tempo e vedrete che alla fine troveranno la soluzione”.
Sarà anche per solidarietà femminile, ma Giovanna Melandri, ministro dello Sport e delle politiche giovanili, è due volte contenta per la legge sulle unioni di fatto: è un provvedimento firmato da due ministre ma è anche una misura che rompe un tabù, ribadendo il principio della laicità dello Stato, oltre a rappresentare un elemento di “modernizzazione”.
Non le sembra di esagerare?
“No. Perché abbiamo superato un tabù storico. Dando nuovi diritti anche ai tanti giovani che scelgono di convivere, magari in vista di un futuro matrimonio. Del resto, prima di noi già altri paesi avevano affrontato questo tema. Proprio nell’ottica di trovare strumenti per far crescere e rendere più dinamica la società”.
La Chiesa, però, la pensa in modo molto diverso. Anche ieri Ratzinger prima e i vescovi poi sono scesi in campo. È preoccupata?
“Siamo in uno Stato laico. Quando il Papa parla, tutti lo ascoltano con rispetto. Ma poi c’è ii momento in cui il governo e il parlamento decidono in piena autonomia. L’esecutivo non può accettare che qualcuno possa impedirgli di legiferare su questa materia.
Anche a costo di ignorare i messaggi che arrivano dal Vaticano?
“Credo che sia sempre necessario distinguere i due momenti. Da una parte ci sono le parole e le riflessioni proposte dalla Chiesa, dai vescovi, dalla comunità religiosa. Non le considero affatto un’interferenza. Ma dall’altra parte c’è la laicità dello Stato, che è un elemento fondante della Repubblica”.
Un principio che però, sembra essere messo continuamente in discussione.Qualcuno dice perché la Basilica di San Pietro dista poche centinaia di metri da Palazzo Chigi?
“Non è un problema. Anzi, ritengo che viviamo in un Paese che anche da questo punto di vista è bello, ricco, interessante. Con una Costituzione che da una parte sancisce il pieno rispetto della religione e dall’altra prevede la laicità dello Stato”.
Qual è il significato politico della nuova legge?
“Il primo risultato è che il governo si è assunto la responsabilità di decidere, non affidando questo tema alla discussione parlamentare. Ed è anche riuscito a trovare una mediazione equilibrata e convincente”.
Veramente non tutti sono d’accordo,anche nella maggioranza…
“Siamo in presenza di una mediazione. E anche io avrei voluto un provvedimento più avanzato. Ma alla fine della discussione in Consiglio dei ministri ho sostenuto pienamente il provvedimento”.
Quale?
“Si squarcia il tabù della convivenza che può anche precedere il matrimonio. E si attua il principio della non discriminazione per le coppie omosessuali. Direi che c’è un senso di civismo in quello che è stato approvato”.
E la famiglia tradizionale?
“I “Dico” non mettono affatto in discussione il valore della famiglia. Viene semplicemente ampliata la sfera dell’inclusività sociale. Ma non abbiamo imboccato la stessa strada della Spagna. Le unioni civili emergono sul palconoscenico del diritto: abbiamo illuminato un sottoscala buio dove non c’erano nè diritti nè doveri. Con questo disegno di legge si accende una luce”.
Anche sul governo?
“Un governo che dice una cosa e poi la fa, che è coerente con i suoi programmi è sempre più forte. Ma con i “Dico” l’esecutivo ha anche dimostrato il valore di una mediazione ragionevole ed equilibrata fra diversi punti di vista”.
Antonio Troise
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