Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Il Messaggero 04 feb. 2008 - “Lo sport è tornato nelle scuole”

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Foto di bambini che giocano a calcioROMA - La crisi di governo ha interrotto venti mesi di lavoro e di progetti, alcuni realizzati e altri rimasti nel cassetto. L’amarezza è grande.
 

Ministro Melandri, quale sarà il futuro dello sport italiano?
“Mi auguro che non si toni indietro, che il nuovo Ministero dello sport sia un patrimonio che non vada disperso. Lo sport è importante anche per l’integrazione sociale. Gli interventi del ministero hanno colmato ritardi storici”.


Il suo ministero, però, è destinato ad essere cancellato.
“In Finanziaria si prevede il mantenimento del Dipartimento dello Sport. Tutti i Paesi dell’Europa hanno un ministero dello sport. Eravamo rimasti soli con la Polonia a non averlo. Non torniamo indietro”.

Qual è il suo bilancio dopo venti mesi di lavoro?
“Gli obiettivi che ci eravamo prefissati li abbiamo realizzati. Mi riferisco alla riforma dei diritti tivù del calcio tesa a rafforzare e migliorare la competitività del sistema calcio e la mutualità tra i club e a sostenere i vivai. Poi abbiamo lavorato nella scuola primaria”.

Che è, da sempre, un problema per lo sport italiano.
“Siamo partiti con Fioroni, con una sperimentazione, tre scuole per provincia dove insegnare educazione motoria. Quest’anno siamo passati a 30 per provincia e si prevede l’assunzione di 3000 laureati in scienze motorie”.

Non ha trascurato l’attenzione per per lo sport dei disabili.
“Abbiamo voluto dare una grande spinta al Comitato italiano paralimpico che adesso, decuplicando le risorse, ha un bilancio di 5 milioni di euro”.

Si sta discutendo molto del caso di Pistorius. Qual è il suo punto di vista? Giusto o no negargli la possibilità di competere alle Olimpiadi?
“L’ esclusione di Pistorius è una cattiva notizia perché lo sport ha un grande valore simbolico. Un ragazzo che ha superato tanti problemi e che viene fermato… Ma c’è di buono che il principio di far competere ad armi pari un disabile non è più tabù. Io penso che faccia bene a ricorrere”.

Nei suoi venti mesi al ministero, i quali problemi gestionali ha risolto?
“Due erano le urgenze: la drammatica situazione debitoria della  Sportass e lo svuotamento del Credito Sportivo. Il primo era un bubbone da eliminare, tutelando
il futuro previdenziale degli iscritti: il secondo doveva essere rimesso in piedi anche perché mi ero impegnata a facilitare il processo di privatizzazione degli stadi”.

Il Coni ha dovuto battagliare, sostenuto anche da Lei, per il proprio finanziamento. Quale può essere la soluzione?
“Avrei voluto dare un assetto stabile al Coni con un finanziamento certo ogni anno”.

Momenti felici e momenti tristi durante il suo lavoro. Qual è stato l’attimo più bello?
“La vittoria del mondiale di calcio, nel 2006. Però, in quell’anno non posso dimenticare Calciopoli. Poi, le tragiche morti di Raciti, Licursi e Sandri”.

C’è chi, come Luciano Moggi, è rimasto in auge nonostante la squalifica. Adesso appare spesso in tivù.
“E a me non piace vederlo in tivù”.

Il 2007 è stato l’anno delle donne. E il 2008 è cominciato nel segno di Alessandra Sensini.
“Grandi soddisfazioni con le nostre atlete. L’elenco? Lunghissimo: dalle pallavoliste alle nuotatrici e le ginnaste, poi le incredibili ragazze  della scherma, la Bastianelli, la Di Martino, la Kostner, le tenniste della Fed Cup. Tutto questo merita un plauso e una riflessione”.

Quale?
“Brave, e per questo mi piacerebbe vedere a Pechino una donna portabandiera a testimonianza della forza dello sport rosa. E mi piacerebbe vedere qualche dirigente donna in più”.

C’è una cosa che avrebbe voluto realizzare, nel suo progetto globale, e che non ha fatto?
“La riforma della legge 91 sul professionismo sportivo. Il 2008 doveva essere dedicato a questo, insieme alla legge quadro sullo sport di cittadinanza e ai nuovi meccanismi di finanziamento del Coni. La legge 91 è importante anche per le donne che non essendo professioniste niste sono poco tutelate”.

Abbiamo parlato dei successi. Però, negli ultimi venti mesi lo sport italiano è stato toccato da tragedie come quella dell’ispettore Raciti.
“Troppi drammatici lutti per una partita di pallone”.

Stadi sicuri e anche pronti per un evenutale organizzazioe degli Europei di calcio del 2012 qualora Polonia e Ucraina non ce la facessero?
“La nostra candidatura è sempre pronta e si può rilanciare anche
per il 2016″.

Carlo Santi

 

 

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