ROMA - “Oggi siamo di fronte a un moto di rabbia dell’opinione pubblica, ma tra alcuni giorni questo moto si attenuerà e qualcuno comincerà a dire che siamo troppo duri, che stiamo esagerando con le misure anti-violenza. Noi dobbiamo reggere”. Chi parla è Giovanni Lolli, sottosegretario allo Sport.
Guardi che già ora c’è chi si lamenta. Come i presidenti dei club…
“Io non condivido certa diffusa aria altezzosa contro i presidenti dei club. I presidenti investono quattrini e vanno rispettati. Ciò detto, si devono rendere conto che non c’è alternativa: o si gestisce bene l’ordine pubblico negli stadi o il calcio chiude”.
Qual è il suo parere, sottosegretario, sul “pacchetto Amato”?
“Il “pacchetto”, come tutte le misure straordinarie, ha qualche difetto che deriva dall’urgenza del provvedimento. Contempla solo norme repressive, è il limite strutturale del decreto. Ma contemporaneamente noi abbiamo avviato un disegno di legge con una serie di “facilitazioni”".
Quali?
“Attiveremo misure che trasformeranno gli stadi, accelerando il passaggio alla proprietà mista tra club e Comuni. Penso a crediti agevolati, allo snellimento delle procedure amministrative. Certo, ci vorrà qualche anno per ristrutturare gli stadi o per costruirne di nuovi. Nel frattempo dobbiamo rendere più umani questi “scatoloni”".
Quindi, con una mano si punisce e con l’altra si tenta di ricostruire. E’ questa la filosofia anti-violenza del governo?
“Esattamente. Come ha detto il ministro Melandri: dobbiamo creare una diversa cultura del calcio. Noi finanzieremo progetti nelle scuole, a partire dalle elementari. Lo scopo è quello di instillare nei giovanissimi un diverso concetto di cultura calcistica. Dobbiamo fare come nel rugby, dove c’è la partita e mai nessun incidente sugli spalti. Con il calcio violento è finita la storia. Io sono un uomo di sinistra e come uomo di sinistra dico che fatti come quelli di Catania sono intollerabili. Per prima cosa, dunque, dobbiamo debellare questi che si dicono tifosi e che invece non sono che delinquenti organizzati”.
Carlo Mercuri
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