Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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Il Messaggero 07 mar. 2007 - “Onorevoli teenager e sconti a chi lascia la famiglia”

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Foto di un parlamento vuotoROMA - Regalare a un diciottenne il sogno di diventare deputato: “Onorevole teenager. come sta?”. E aprire le porte del Senato a un ragazzo di 25. La politica si svecchia anche così.
Una robusta detrazione fiscale alle famiglie di quei giovani che si schiodano da mamma e papà e prendono un alloggio in affitto. Per pagare il deposito cauzionale o il master post-universitario, in arrivo prestiti senza bisogno di offrire garanzie.Giovanna Melandri, ministro per le Politiche giovanili e le attività sportive, cala le sue carte sul tavolo. E mentre parla sembra che nei suoi occhi chiari galleggi il mito dell’eterna giovinezza. Già, perché nel 1998, a 36 anni, era il più giovane ministro del governo D’Alema,con la responsabilità dei Beni Culturali.
Anche adesso è il ministro più giovane. Soltanto che da allora sono passati nove anni. E’ lei l’emblema più gradevole di una classe dirigente bloccata.

Abbiamo presidenti del Consiglio anziani, manager anziani, banchieri anziani, giornalisti anziani e un’Università che fa il gambero come il governo: nel 1990 il 60 per cento dei docenti aveva meno di 44 anni, oggi siamo scesi al 29, peggio di tutti in Europa.

Non è un quadro sconsolante, ministro?
“Ma è la verità, purtroppo, e dobbiamo allargare il campo: ci sono 4 milioni e mezzo di ragazzi dai 25 ai 35 anni che ancora vivono in famiglia. La metà perché lo trova comodo, l’altra perché è costretta. L’Isfol poi ci fa sapere che l’ età media per la stabilizzazione del posto di lavoro, per il passaggio insomma da un contratto temporaneo a un’assunzione in pianta stabile è oggi di 38 anni…”.

Quando vedremo leader di partito e parlamentari giovani?
“Intanto c’è da liquidare questa pessima legge elettorale. Se i futuri onorevoli verranno indicati, come accade oggi, da nove segretari di partito, sarà difficile che la scelta cadrà sui giovani. La legge con cui siamo andati alle urne andrebbe ribattezzata Matusalemmum. La cambieremo. Intanto si può fare una riforma costituzionale piccola piccola, ma davvero importante”.

Quale?
“Unificare l’età per l’elettorato attivo e passivo. Oggi, come ben sappiamo, il limite per votare alla Camera è di 18 anni e 25 quello per essere eletti, contro 25 e 40 per il Senato. Nei giorni scorsi ho lanciato la proposta a un’assemblea di giovani. C’è stata un’ovazione”.

Ha sondato l’opposizione?
“L’onorevole Giorgia Meloni di An, vicepresidente della Camera, è d’accordo. Certo, la battaglia per rinnovare la politica va poi condotta nella formazione in cui si milita. Chiedo che lo statuto del nuovo Partito democratico preveda un gruppo dirigente formato per un terzo da uomini, un terzo da donne e un terzo da “under 40″”.

Classe politica a parte, cosa state facendo per i giovani? “Dobbiamo cambiare direzione alla prua. Smetterla di trattarli come un problema e investire seriamente su di loro. Vorrei arrivare a un piano organico d’intervento interministeriale. Non partiamo da zero, però.
Prendiamo uno dei nodi più importanti, la casa. La legge finanziaria ha deciso una detrazione di 2.600 euro a sostegno delle famiglie di studenti fuorisede, che debbono pagare un alloggio in affitto. Vorrei estendere l’intervento”.

A chi?
“Indistintamente a tutti i ragazzi che lasciano la casa d’origine per andare a vivere da soli o in coppia. Ne ho parlato con Prodi, con Padoa Schioppa, con Visco. L’aiuto per l’affitto potrà essere trasferito sul reddito della famiglia d’origine”.

Di quanto dovrebbe essere tale detrazione?
“Diciamo il 20 per cento della pigione. L’importante è rilanciare questo mercato asfittico, che può essere decisivo per i
giovani. Prodi ha appena annunciato un piano per la costruzione di alloggi in affitto. Se in due milioni cambiano casa. l’intero sistema se ne avvantaggia. Stimando una spesa media di 5
mila euro in mobili “lowcost” per arredare 50 metri quadri, si
mettono in circolo dieci miliardi di euro. Non è poco”.

Che altro bolle in pentola?
“Un’intesa che annunceremo a giorni fra Assobancaria, noi e il ministero dell’Università perché gli studenti accedano al credito senza bisogno di offrire garanzie”.

C’è poi la piaga del lavoro precario. Con i “call center”
l’Italia non conquisterà i mercati esteri.
“Per questo è stato varato un fondo per la stabilizzazione del lavoro e l’intervento sul cuneo fiscale è stato pensato per le imprese che trasformino i contratti in “a tempo indeterminato”. Ineludibile, la flessibilità, ma va pagata il giusto. Nei contratti atipici e parasubordinati abbiamo introdotto indennità di malattia e maternità e i contributi figurativi sono saliti dal 18 al 23 per cento. Dovremo inventare un sostegno al reddito, salario minimo garantito o quel che sarà, per coprire le fasi di “non lavoro”".

C.G.

 

 

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