Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Il Messaggero 25 mag. 2007 - “Recuperare a scuola l’autorevolezza perduta”

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Segnale stradale indicante una scuolaROMA - “A scuola non si fuma nulla, né spinelli. nè sigarette. E non solo nelle aule, ma nemmeno all’interno dell’edificio scolastico. A scuola non si usano i cellulari, i ragazzi dovrebbero consegnarli quando entrano e riprenderli all’uscita. E gli stessi professori dovrebbero dare l’esempio. Queste regole, non solo di legalità ma anche di civiltà di comportamento, vanno riaffermate con grande determinazione e forza”.
Ministro Melandri, non tutti i suoi colleghi condividono questo rigore. Ferrero l’altro giorno si è detto perplesso sulla possibilità di sospendere uno studente sorpreso a fumare uno spinello a scuola, mentre la Turco ringrazierebbe il preside che prendesse un simile provvedimento. Lei con chi sta?
“Rispondo semplicemente che sto con il ministro Turco”.

L’altro giorno un ragazzo è morto dopo aver fumato uno spinello a scuola, adesso il caso di Rossano. Esiste un’emergenza, secondo lei, e se sì come affrontarla? “L’emergenza, a mio avviso, è l’interruzione dei canali di comunicazione tra insegnanti e studenti. Bisogna aiutare gli insegnanti a recuperare l’autorevolezza in parte perduta, ad esigere il rispetto e l’asimmetria della relazione tra chi sta dietro una cattedra e chi sta dall’altra parte fondata sul riconoscimento dell’autorità. Anche di questo ultimo episodio ciò che colpisce è il fatto che la preparazione della sigaretta avveniva in classe, alla presenza dell’insegnante”.

Gli insegnanti, dicono le associazioni dei genitori, stanno gettando la spugna e ci chiedono aiuto. Come aiutarli?
“Non si tratta di puntare il dito contro nessuno, Bisogna riconoscere che c’è una sfida educativa che va raccolta dagli insegnanti, dalle famiglie e dai ragazzi. Il sistema delle regole della comunità scolastica sembra essere saltato. Difficile rispistinareautorevolezza quando gli insegnanti turnano e cambiano ogni anno. La scuola deve dare nuova forza alla figura dell’insegnante. E le famiglie non devono stare necessariamente dalla parte dei figli, la solidarietà col ragazzo che è stato punito non è utile. Non è così che si proteggono i figli, ma insegnandogli rispetto profondo delle relazioni gerachiche”.

Lei è per una linea più tollerante o più repressiva contro la droga?
“Con la legislazione in vigore, quella prodotta dal precedente governo, non è cambiato quasi niente. Abbiamo visto in questi mesi che una legge repressiva non basta a cambiare i
comportamenti dei ragazzi. Dobbiamo porci invece il problema di sostenere i desideri dei ragazzi, altrimenti tutta la discussione sulla droga si limita a uno scontro ideologico tra chi vorrebbe la liberalizzazione e chi la repressione. Ma poi vediamo che i consumi sono sempre quelli e l’attitudine psicologica dei ragazzi continua a essere diretta verso lo sballo da droga e non invece verso la passione per la conoscenza”.

Di cosa è figlia, secondo lei, questa cultura dello sballo?
“Come ministro dei giovani mi sto prodigando a costruire politiche che sostengano la progettualità, il talento, il desiderio dei ragazzi. Fino a che la pedagogia prevalente sarà quella della paura, che educa i ragazzi a difendersi da una minaccia, non cambierà molto. A queste generazioni dobbiamo offrire una pedagogia del progetto, un’educazione che li spinga al desiderio, al riconoscimento del loro talento, che passa, attenzione, anche attraverso il rispetto degli insegnanti”.

Dovesse fare lei una legge, prevederebbe o no sanzioni nei confronti dei consumatori?
“Prevederei sanzioni per i consumatori, ma distinguendo tra droghe leggere e droghe pensanti. Resto tuttavia convinta che la prevenzione resta la via maestra e che questa legge non ci sta aiutando a colpire gli spacciatori. Per mia fortuna ho altre competenze e dunque sono più interessata a capovolgere il discorso, a fare qualcosa per stimolare il desiderio creativo tra i giovani. Sono convinta che la droga si insinua dove il desiderio creativo si spegne”.

Il ministro Amato ha detto: come possono insegnare ai figli che non si fa uso di droga quei genitori che il fine settimana fumano gli spinelli. Esiste per molti genitori di questa generazione un problema di coerenza?
“Io penso che esista un problema di modelli. I genitori devono affernare col loro comportamento il disvalore degli stupefacenti e affermare con le loro relazioni il valore del rispetto e della comunicazione”.

A sinistra, secondo lei, c’è un ripensamento sulla cultura della tolleranza?
“C’è un ritorno a un tema storicamente nostro, quello della legalità sotto tutti i profili. Ho però dei dubbi che una legge ideologica che equipara tutte le droghe e punisce consumatori indipendentemente dalla sostanza sia la strada giusta”.

Maria Lombardi

 

 

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