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Il Riformista 23 apr. 2008 - «Ma quali mondine, Carme ha scelto liberamente»

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Foto di una donna incintaCarme Chacón (che fra pochi mesi sarà anche neomamma) in rassegna delle truppe di Madrid in Afghanistan è non soltanto il segno simbolico della rupture di un potere declinato al maschile, ma anche e soprattutto il segno della libertà di una scelta: Giovanna Melandri risponde così a Lucetta Scaraffia che ieri sul Riformista paragonava il ministro spagnolo a “una povera mondina, costretta a un lavoro pesante fino al momento delle doglie”. Per la Melandri, che divenne ministro per la prima volta nel ‘98 ad appena 40 giorni dalla nascita della sua bambina, la società ha tutto da guadagnare affidando alle donne responsabilità apicali: ”Ci guadagna anche l’idea di potere come servizio alle istituzioni, soprattutto su terreni tradizionalmente maschili come nel caso di Carme, perché rompono dei simboli profondamente radicati”. Sì a un ministro della Difesa col pancione, dunque, no al ripiego su dicasteri meno faticosi per una donna in gravidanza, pretendendo, piuttosto, che la società “perdoni” Carme, se fra un mese non potrà più passare in rassegna le truppe al fronte:

“Ricordo quando a me non perdonarono di aver disertato la prima della Scala quando mi occupavo dei Beni culturali. Ho allattato mia figlia per quattro mesi e non la lasciavo mai, o almeno evitavo di pernottare fuori Roma”.
All’epoca furono fatti tuoni e fulmini, le fu contestato persino di aver privilegiato una serata mondana nella capitale, alla prima scaligera.

Oggi, guardando Carme Chacón, il ministro italiano si domanda, al di là dei discorsi da salotto, quanta disponibilità ci sia ad accettare e “perdonare”, come dice lei, una donna a capo di un dicastero che, diventando madre, per un periodo limitato lavorerà più alla scrivania del suo ufficio che in contesti pubblici:

“Il punto non è se assomigliamo o meno a delle mondine che non avevano scelta”, sottolinea la Melandri. Il punto è invece estendere a tutte diritti e tutele: “Nessuno si ricorda che Prodi ha esteso il diritto alla maternità, lo ha garantito anche alle lavoratrici atipiche. Nessuno si ricorda che questo diritto a loro non era garantito fino a qualche mese fa. Diciamocelo con franchezza: Carme, come me, è una privilegiata, nel senso che come me ha potuto scegliere se accettare o meno la doppia sfida di essere madre e ministro al tempo stesso. Nessuno ce l’ha ordinato”.

La Melandri, dunque, rivendica il diritto di scegliere di fare il ministro della Difesa e di andare in Afghanistan al settimo mese di gravidanza.
E lo rivendica per tutte, perché “se è un tema di simbolica rottura per raggiungere la condivisione del potere con le donne, è sacrosanto”. Una concezione del potere che, non si stanca di ripeterlo, dev’essere “un potere mite”, com’è nella natura femminile della cura di cose, persone. O incarichi istituzionali.

A dirla così sembra una cosa semplice: “Macché! Per me è stato faticoso. Faticoso ma non certo impossibile. Io sono stata fortunata, avevo chi mi aiutava. Lo stesso aiuto la società dovrebbe garantirlo a ogni madre”. La Melandri snocciola gli episodi: la prima della Scala mancata, la corsa ad Assisi per verificare i danni causati dal terremoto e il ritorno trafelato per raggiungere la sua bambina: “Ma sa una cosa? Rifarei tutto. Essere madre e ministro mi ha insegnato a non perdere tempo e occuparmi dei problemi reali. E mia figlia ora mi dice: “Mamma abbiamo fatto proprio un bel lavoro!”".
 

S. O.

 

 

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