ROMA - Quel “mandiamo i bamboccioni fuori casa” di Tommaso Padoa-Schíoppa si è appena abbattuto sul suo tavolo, nell’ufficio del ministero per le Politiche giovanili di largo Chigi, come il gesto di cortesia di un lottatore di sumo. Non dev’essere piacevole, per chi ha fatto le tre di notte nella bagarre pre-Finanziaria, cercando di portare a casa risorse per una categoria sempre dimenticata nel Paese più vecchio del mondo, sentirsi retrocessa al ruolo di “bambocciante”. Ma Giovanna Melandri, quarantacinque anni, responsabile di un ministero senzaportafoglio, sorride, pesa le parole e sceglie il fair play. Senza rinunciare, però, a spiegare perchè nessuno si può più permettere di svalutare i giovani.
Signora ministro, secondo lei i giovani italiani sono tutti bamboccioni?
“Andiamo con ordine. In primo luogo non è per retorica se affermo che questo Governo ha investito e continua a investire sull’autonomia, sulla crescita e sulla responsabilità dei giovani. Ciò è dovuto all’azione del mio ministero ma si deve anche alla disponibilità e alla convergenza su quest’obiettivo del ministero dell’Economia. E non sarà una parola un po’ ingenerosa a cancellare i dati di fatto e il valore di queste scelte.
L’intervento a favore dei giovani contenuto nella legge Finanziaria rientra nell’ambito della politica della casa ma ha una finalizzazione specifica: è rivolto a quella “generazione 1000 euro”, che in Italia fa fatica a uscire dalla casa di origine”.
Perchè è pigra o perchè non ha reddito?
“I dati dell’Istat ci dicono che nella fascia demografica compresa fra i 25 e i 35 anni ci sono 4 milíoni e mezzo di giovani che vivono a casa con mamma e papà . Nell’analisi dell’Istituto di statistica almeno la metà di questi ragazzi esprime il desiderio di uscire di casa. Quindi, possiamo anche ritenere che una parte, come dire, si sia un po’ accomodata. Ma c’è almeno un 50% che esprime una domanda di autonomia e di indipendenza frustrata. E’ a questi giovani che noi ci siamo rivolti. Non ci sembrava infatti possibile che si facesse una manovra di 2 miliardi tutta dedicata alla casa, fra Ici e misure per gli inquilini, intervenendo solo su chi la casa già ce l’ha o su chi inquilino già è. Serviva un intervento centrato su chi vuole uscire dalla famiglia”.
Secondo lei è efficace, da questo punto di vista, la misura inserita in Finanziaria?
“Si che lo è. Si tratta di una detrazione di 991 euro dall’imposta, nel limite di reddito di 15.500 euro, che dura per tre anni. La detrazione è riconosciuta a tutti i ragazzi compresi fra i 20 e i 3o anni che stipulano un contratto, non solo concordato ma anche sul mercato, e naturalmente, per un’unità immobiliare che sia diversa dall’abitazione dei genitori. Se poi la detrazione risulta superiore all’imposta dovuta, perchè io devo all’Erario, che so, solo 800 euro, allora 191 si trasformano inun bonus fiscale, per differenza. E proprio la triennalità della misura, che permette di ragionare su un orizzonte di medio periodo, sarà molto incentivante.
Non dimentichiamo, del resto, che questi strumenti di nuovo welfare mirato sulle giovani generazioni oggi sono in via di elaborazione in tutti i paesi europei. Lo fa Zapatero, lo fa
Angela Merkel. E’ un tipo di politiche che all’Italia ancora mancava. E poi il meccanismo della detrazione è più efficace del bonus puro e semplice. Il mercato immobiliare è pieno di contratti in nero e questa misura aiuta l’emersione fiscale”.
Non c’è il rischio che a fronte di queste misure che stimolano la domanda di case, i proprietari le case in locazione non le diano, magari perchè il carico fiscale sui redditi da immobili è ancora troppo forte?
“Le faccio notare che nella Finanziaria non ci sono solo incentivi sul lato della domanda. Si cerca di stimolare anche l’offerta di case, con il programma di social housing e con le risorse destinate al piano di edilizia popolare. Si produrranno, quindi, case low cost.
Inoltre, sempre con il meccanismo della detrazione fiscale, quest’anno è stato rifinanziato anche un altro intervento, che riguarda gli studenti universitari fuori sede. E in quel caso c’è, dal momento che il ragazzo, verosimilmente, è incapiente dal punto di vista fiscale, perchè sta studiando, la possibilità di trasferire la detrazione fiscale (che è fino a 2.600 euro l’anno) alla famiglia d’origine”.
Alcune misure a favore dei giovani sono contenute anche nel protocollo sul welfare. Che succede se non passa?
“Il protocollo deve passare, anche perchè la necessità di offrire maggior tutela ai giovani è un criterio che attraversa per intero l’accordo. Ci sono misure che servono alla tenuta dell’equilibrio previdenziale, il che garantisce chi si affaccia sul mercato del lavoro oggi. E c’è la lunga serie di misure specifiche per lavoratori del mercato del lavoro flessibile, a cominciare dalla totalizzazione contributiva, fino alla riduzione degli oneri riscatto della laurea a fini previdenziali, oltre ai nuovi ammortizzatori sociali.
Insomma, gli elementi che creano problemi di precarietà esistenziale ai giovani sono due: il lavoro e la casa. Il Governo si è fatto carico di questi problemi. Poi, si può guardare alla luna oppure guardare il dito che la indica. Io mi concentrerei sull’essenziale”.
Rossella Bocciarelli
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