Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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Il Sole 24 Ore 12 mag. 2007 - “Agevolare l’affitto”

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Immagine gioco costruzioniROMA - “Ma perché io non dovrei pagare l’lci per la mia prima e unica casa?”. Giovanna Melandri, 45 anni, risponde così alla domanda se sia favorevole o meno ad abolire l’lci sulla prima casa, come continua a proporre Francesco Rutelli.Il ministro per le Politiche giovanili subito chiarisce:
“Non sono in disaccordo a eliminare l’lci su certe categorie di reddito, ma non per tutti e non in modo indiscriminato o aselettivo. E soprattutto penso che noi non dobbiamo favorire chi una casa ce l’ha, bensì chi non ce l’ha. Questo Paese ha bisogno di una politica per l’affitto perché l’immobilismo è un freno alla crescita dell’economia. Ma anche perché abbiamo 4 milioni e mezzo di giovani tra 25 e 35 anni che vivono ancora in famiglia e almeno la metà vorrebbe andare a vivere per conto proprio. A questi giovani vogliamo dare una casa in affitto”.

E perché non anche incentivi all’acquisto?
“In Italia già il 90% delle famiglie è proprietario di case, mentre il mercato dell’affitto va sbloccato anche per eliminare un freno alla crescita dell’economia. In Italia solo lo 0,6% della popolazione cambia residenza per ragioni di lavoro contro l’1,4% della Germania, i12,1% della Francia e il 2,3% della Gran Bretagna. Una delle barriere principali è proprio la casa”.

In cosa può tradursi questa politica per gli affitti, ministro Melandri?
“Faccio una premessa. Quando nove mesi fa istituimmo questo ministero, la prima cosa che abbiamo fatto è definire un piano nazionale giovani. Lì abbiamo subito evidenziato che le due principali barriere che ritardano l’accesso all’autonomia dei giovani sono la casa e il lavoro. Per questo anche il nostro ministero è impegnato nel tavolo di concertazione per la definizione di una nuova politica abitativa che ha per obiettivo approvare una proposta da inserire nel Dpef”.
 

Pensate a misure da avviare nel 2008?
“Sì, pensiamo a una politica che deve trovare posto in Finanziaria e avere le adeguate risorse”.

Nessuna candidatura all’extragettito 2007?
Assolutamente no. Bisogna definire una politica organica e approvare gli strumenti legisla¬tivi. Il Dpef e la Finanziaria sono le sedi giuste.

Quali misure concrete occorrono per l’affitto?
“Occorre una politica di sostegno sia alla domanda che all’offerta”.

Parliamo di sostegno ai giovani o a tutti?
“Il sostegno è giusto darlo all’intero mercato dell’affitto. Ma occorre partire dai giovani. Noi abbiamo aperto una prima pista con la scorsa Finanziaria, prevedendo una detrazione Irpef fino a 2.600 euro destinata ai 500mila studenti universitari fuori sede che conoscono l’esperienza durissima della ricerca di un alloggio. Questo è il primo incentivo fiscale alla famiglia perché è chiaro che questi ragazzi sono incapienti e possono trasferire il beneficio alle loro famiglie.
Voglio sottolineare, nel giorno del Family day, che questa misura, invece di favorire la permanenza in casa dei ragazzi, incoraggia a fare scelte di autonomia, in assoluta libertà”.

E che messaggio c’è per il Family day in questa considerazione? Ci vuole più pragmatismo?
“Sì, ci vuole più pragmatismo. E bisogna pensare anche alle famiglie che non si riescono a formare. Chi scende in piazza per la famiglia non si limiti a difendere solo le famiglie che ci sono già, ma pensi anche alle famiglie che non si riescono a formare. lo allargherei il concetto di politiche per le famiglie anche alle politiche per metter su famiglia”.

Inclusi ed esclusi, come nel dibattito sulle politiche per il mondo del lavoro.
“Esatto, tanto è che lo stesso principio portiamo al tavolo del welfare: non tutelare solo chi è già tutelato, chi ha già un lavoro, chi ha già una casa. Dobbiamo tutelare chi è totalmente privo di garanzie”.

Torniamo alla politica per gli affitti?
“2La nostra prima proposta è di allargare la misura prevista in Finanziaria a tutti i giovani compresi fra 25 e 35 anni, senza distinzione di reddito, perché questa è una misura di sviluppo. Se vogliamo estendere questa misura anche ad altre fasce deboli da tutelare, non sarò io a oppormi. Ma sarebbe un messaggio importante e chiaro dare priorità a generazioni che sono sempre assenti dai nostri tavoli e dalle nostre politiche”.

Ci sarà certamente un problema di costi.
“Lo vedremo nelle sedi giuste, il Dpef e la Finanziaria. Abbiamo anche una proposta alternativa, meno costosa. Se oggi i costi del mutuo prima casa sono detraibili per il 19%, ampliare la detrazione fiscale ai canoni corrisposti dagli inquilini è già un modo per ridurre sul mercato lo svantaggio relativo competitivo che c’è oggi per l’affitto. Questa misura estesa alla platea totale degli inquilini costerebbe intorno ai tre miliardi”.

Per far crescere l’offerta di alloggi in affitto cosa proponete?
“Certamente siamo favorevoli alla ripresa di piani di edilizia residenziale pubblica. Si possono anche utilizzare strumenti innovativi per orientare nuovi interventi edilizi verso l’housing sociale mediante collaborazioni pubblico-privato. L’obiettivo è aumentare lo stock delle abitazioni da destinare all’affitto a costi calmierati”.

Che altro si può fare per accrescere lo stock delle case destinate all’affitto?
“Anche per questo obiettivo ci sono strumenti finanziari e fiscali. Sono favorevole alla cedolare secca del 20% per i redditi da affitto che già si sta discutendo. Questo sarà un incentivo a far emergere il nero e ad allargare il mercato visto che il 50% dei proprietari che affittano hanno un reddito sotto i 30 milioni e pagano un’aliquota oscillante fra il 23 e il 27%.
E penso anche che dovremo fare una riforma della legge sugli affitti visto che solo il 3,5% del mercato è oggi a canone calmierato mentre il 4,5% è a equo canone e il 91% è a mercato libero.
Occorre introdurre ulteriori forme di premialità per il canale del canone concordato”.

Si riuscirà a tenere insieme tutte queste misure?
“È arrivato il momento di mettere mano a una politica abitativa complessiva. La politica abitativa è scomparsa dall’agenda politica di governo da nove anni, da quando nel 1998 fu approvata l’ultima legge cornice. Da allora sono stati lasciati soli i sindaci, in prima linea, a gestire le nuove emergenze sociali e le nuove domande di abitazione”.

Giorgio Santilli

 

 

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