ROMA “Non c’è dubbio che il divario del tasso di occupazione femminile rispetto a quello maschile sia uno degli elementi che frenano lo sviluppo, in particolare nel Mezzogiorno”.
Giovanna Melandri, 45 anni, ministro per le Politiche giovanili e per lo Sport, condivide pienamente l’analisi del Sole-24 Ore sulla necessità di una job creation declinata al femminile.
“I dati sull’occupazione delle donne, anche quelli relativi alle giovani, al Sud sono davvero impressionanti - osserva -. E ci dicono con chiarezza una cosa: uno dei motivi per cui le donne entrano nel mercato del lavoro ma poi, al primo figlio, ne escono, in molti casi definitivamente, è che sono, anzi, erano fino all’ultima Finanziaria, completamente sprovviste di alcune tutele di base”.
Che cosa è cambiato con la Finanziaria?
Con la legge di bilancio abbiamo introdotto indennità di malattia e maternità per tutte le lavoratrici con contratti atipici e parasubordinati. Vale a dire, per una buona fetta del lavoro giovanile nel nostro Paese. Finchè alle giovani donne diciamo che il loro destino è completamente privo di tutele, non dobbiamo stupirci se poi se ne tornano a casa. Invece, con la Finanziaria si sottolinea che la maternità non è incompatibile con la permanenza nel mercato del lavoro. Del resto, è la prospettiva di un reddito precario nel tempo a frenare le scelte di maternità. E se teniamo conto del fatto che l’età media di stabilizzazione, cioè il momento in cui si riesce a ottenere un contratto di lavoro a tempo intedeterminato, è di trentotto anni, riusciamo a spiegare sia la bassa presenza delle donne sul mercato del lavoro sia il basso tasso di natalità in Italia.
Ma secondo lei, da parte delle giovani, c’è la volontà di mettersi in gioco nel mondo del lavoro?
Io ne sono convinta. Prendiamo un altro terreno sul quale il
mio ministero è attivamente impegnato, che è quello dell’imprenditorialità giovanile. Non mi stupirei affatto se si rivelasse molto elevata la percentuale di risposte femminili, al momento di fare i conti definitivi su quante persone tra i 18 e i 35 anni avranno risposto, entro il 15 aprile, al bando di concorso pubblicato sul nostro sito (www.pogas.it) per idee progettuali innovative, tali cioè da diventare oggetto di iniziativa d’impresa.
In quali campi dovrà esprimersi la creatività di chi vuole partecipare al concorso?
I progetti dovranno interessare quattro aree: le nuove tecnologie, la sostenibilità ambientale, l’utilità sociale e l’impegno civile e, infine, la gestione di servizi urbani. Per questa gara c’è uno stanziamento complessivo di 2 milioni di euro e saremo in grado di selezionare circa un centinaio di progetti, con premi che oscillano tra i 15 mila e i 35mila euro. Ma il senso complessivo dell’iniziativa è un altro.
Quale?
Il nostro obiettivo più ambizioso è quello di arrivare a disporre di un incubatore di buone idee “giovani” che riescano ad attivare sviluppo, con la collaborazione delle banche e delle imprese. Per questo stiamo lavorando con l’Abi affinchè, in prospettiva, sia possibile offre un sostegno a progetti, innovativi validi e costruire un follow up. E devo dire che su questo terreno ho registrato apprezzamento e interesse da parte del mondo imprenditoriale. Più in generale, abbiamo un progetto complessivo per la valorizzazione del talento e della creatività dei giovani, che passa anche per l’uso di uno strumento semplice ed efficace com’è quello della fiscalità di vantaggio.
Rossella Bocciarelli
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