Vestito di seta sui toni del grigio, orecchini di perle montate su un sottile filo di oro. Sul grande tavolo rose rosse e bianche. Sulla scrivania la foto della figlia. Il sorriso come tratto distintivo. Che si trasforma in una smorfia quando arriva la domanda.
Ministro Giovanna Melandri, Paola Binetti dice che l’ordine del giorno sul decreto Turco in commissione Sanità è un buon punto di mediazione raggiunto insieme a Anna Serafini. Si tratterebbe di prove tecniche per il partito democratico. È dello stesso parere?
“Assolutamente no. Credo che andare verso il Pd voglia dire avere coraggio, buttare il cuore oltre l’ostacolo, arrivare in tempo all’appuntamento con la storia, togliendo il freno a mano che finora ha rallentato il percorso”.
Sta dicendo che è meglio non considerarle prove tecniche?
“Sto dicendo che quello è un incidente di percorso e non capisco che tipo di contributo sia un ordine del giorno che contesta l’azione del governo fondata sull’impegno comune preso da tutti con il programma. Lo cito: educare, prevenire, curare, non incarcerare. E questo programma impegna tutti, dalla Binetti, alla Serafini alla Melandri. Il ministro Livia Turco non ha fatto altro che applicarlo alla lettera. Da lì si deve partire per valutare quanto è avvenuto in commissione Igiene e Sanità”.
Ma se è tutto così chiaro, perché ci sono “incidenti” periodici?
“Perché qualcuno dimentica cosa c’è scritto nel nutrito programma. Non parlo dei temi etici, sui quali non si è affrontato tutto, ma della droga e le unioni di fatto, su cui non si dovrebbe discutere ulteriormente. Tuttavia non dovremmo considerare degli ostacoli impeditivi neanche i temi “sensibili”, perché in tutto il mondo - dal partito democratico americano, al partito socialdemocratico tedesco, al new labour inglese, al partito socialista francese - in tutte le formazioni democratiche convivono legittimamente e serenamente opinioni e punti di vista diversi. La Binetti può ben dire quale è la sua posizione, altra cosa scrivere odg contro il governo. Massimo rispetto per tutti, ognuno ha pieno diritto di cittadinanza in questo grande progetto che è il Pd, ma non servono mediazioni contro il governo, per capirci”.
Sulle questioni più delicate però bisognerà arrivare a un confronto, se non altro quando si tratta di fare le leggi, dai pacs in giù. Come si dovrebbe procedere?
“Sulla scrivania c’è il programma dell’Unione, il ministro lo prende e lo sventola. Dice: “A costo di sembrare ripetitiva: partiamo da qui, da quella immensa fatica pre-elettorale. Perché dobbiamo disperderla? Sulle unioni civili avrei preferito ascoltare proposte avanzate, proiettate in avanti, ma rispetto le posizioni altrui. In questo documento così criticato perché troppo corposo si affrontano molte questioni, si è arrivati a posizioni condivise: dalle coppie di fatto, alla droga, al testamento biologico e l’autodeterminazione del paziente, che non significa eutanasia. Il primo appello che bisogna rivolgere a tutte le forze di maggioranza e al mio partito anzitutto: per favore partiamo da ciò che abbiamo già condiviso”.
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