Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
L.go Chigi 19 - 00187 Roma

Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

Area Media » Interviste

La Gazzetta dello Sport 20 mar. 2007 - «II decreto Amato non verrà annacquato»

Salta il contenuto

porta
Ministro dello Sport in servizio permanente effettivo, Giovanna Melandri interviene nel dibattito che anima il difficile momento del calcio italiano. Dalla legge antiviolenza a quella sui diritti televisivi, passando per i protagonisti di una storia infinita. La crisi di un sistema, raccontata con molta energia e con un pizzico di ottimismo.

Tredici milioni e mezzo di spettatori a teatro, dodici milioni e settecentomila allo stadio. Ministro Melandri, questo dato italiano 2006 che la Gazzetta dello Sport ha sottolineato in un editoriale di domenica, la fa inorridire?
“Il problema c’è. E’ sotto gli occhi di tutti ed è serio. Da ex-ministro dei Beni Culturali mi rallegro per il teatro, da ministro dello Sport mi preoccupo molto. Ma il progetto di riforme portato avanti anche grazie alla collaborazione del commissario Pancalli procede.
E non abbiamo nessuna intenzione di fermarci, nè su questo nè sugli altri temi di attualità. Gli stadi sono vecchi arnesi. Inadeguati e insicuri. Occorre procedere su due strade: quella del decreto antiviolenza e quella del rinnovamento del parco stadi italiani”.

Sul decreto la Camera cerca di disfare quanto di buono è stato fatto da Amato e al Senato. O no?
“Vorrei rassicurare La Gazzetta dello Sport. Quell’annacquamento della legge di cui tanto si parla non ci sarà. Al contrario, l’impianto del decreto è destinato a restare tale. La discussione sull’uso del verbo “possono” o “devono” relativa alle spese per gli stadi a cura dei club è bizantina. Nella legge c’è scritto e ci sarà scritto “senza oneri aggiuntivi per la Finanza pubblica” e tanto basta.
Se ci saranno casi in cui i Comuni potranno destinare qualche risorsa economica, lo facciano, altrimenti lo faranno le società. Alla Camera si discute soltanto degli emendamenti approvati dal Senato che hanno finito con l’inasprire la legge.
Sugli striscioni la norma, che era eccessiva e difficilmente attuabile, non viene eliminata ma meglio specificata, senza penalizzare chi degli striscioni fa un uso corretto. La flagranza differita correva il rischio dell’incostituzionalità, per questo la si è resa emergenziale fissando la durata a tre anni. Le aggravanti delle pene vanno bene, ma creare meccanismi per cui si può arrivare ai 18 anni di reclusione è esagerato e configge col resto dell’ordinamento penale.
Vi rimando anche a nuovi emendamenti, quali il cosiddetto emendamento-derby. Chi fa sospendere o non fa cominciare una partita rischierà pene severe.
Guardiamo ai fatti: in otto settimane quasi tutti gli stadi si sono adeguati alle misure imposte dall’Osservatorio del Viminale. Basta deroghe, basta proroghe.
Il dopo riguarda la volontà di isolare i violenti e restituire gli stadi alle famiglie: un processo che ha bisogno di tempo e delle più diverse iniziative, inclusa quella di ridurre sensibilmente il prezzo dei biglietti. Ma l’obiettivo strategico è chiaro: cambiare gli stadi. Sul tema, presso il ministero è stato aperto un tavolo istituzionale”.

Euro 2012 può aiutare?
“Potrebbe accellerare il processo, ma non è vincolante. Andremo avanti anche se il 18 aprile non dovessimo ottenere gli Europei”.

Il presidente della Fifa Blatter a Kiev si è speso per la candidatura Ucraina-Polonia…
“Blatter non perde occasione per dimenticare le buone regole del galateo istituzionale”.

Ha citato Pancalli. Vi era gradito, eppure lascia.
“Con lui il calcio ha fatto dieci passi avanti. Lo ringrazio. E’ coerente, ha sempre detto così”

Il nuovo presidente federale sarà Giancarlo Abete, già vice in passato.
“Chiunque sarà il nuovo presidente gli facciamo gli auguri di buon lavoro. Abete penso goda della stima e dell’apprezzamento di tutti. Se toccherà a lui, troverà una federazione cambiata, molto diversa da quella di allora. Penso debba essere di questo molto grato a Pancalli”.

All’ombra di Abete si va scatenando una guerra di poltrone per le vicepresidenze.
“E’ cosa loro. Non me ne occupo, qui abbiamo altro a cui pensare”.

L’ex-commissario Guido Rossi a proposito di calcio continua a sparare su Governo, Prodi e Melandri.
“Ho rispetto per il professor Rossi ma dopo di lui non è arrivato il diluvio. Lo dico amichevolmente, le sue affermazioni sono smentite dai fatti”,

E la vera storia di Lippi qual è?
“Quella che conoscete. Su Lippi c’è sempre stata piena e condivisa fiducia. Andai a Coverciano a dirglielo”.

Perché Rossi dice il contrario?
“Non lo so e non lo capisco. Come non capisco le ingenerose esternazioni nei confronti di Pancalli”.

Sul diritti tv il ddi va avanti, ma fino al 2010 i diritti acquisiti non si possono toccare.
“Tra poche settimane il ddl diventerà legge delega. Da allora ci saranno sei mesi di tempo per varare i decreti di attuazione. Il mio appello al mondo del calcio è che sulla ripartizione delle risorse sia capace di fare da solo. Di non rendere necessario il nostro intervento.. Il regime transitorio non è in discussione, su quel fronte non si può e non si deve fare nulla. Guai però pensare che per questo se ne riparla nel 2010. Entro sei mesi, non un giorno di più, va fatto tutto quel che poi si attuerà col 2010. Il calcio deve sapere che io sarò pronta a varare il mio, di regolamento, in assenza di una soluzione condivisa dal mondo del calcio e dai club. Inclusi quelli che si preoccupano di perderci qualche euro, senza capire che questo è invece un modo di rafforzare il prodotto calcio, in Italia e sui mercati internazionali”.

Ultima domanda sul Coni. Con Petrucci ultimamente lei sembra andare molto d’accordo, al punto da difendere con forza i finanziamenti per lo sport italiano. Questione dl forma o di sostanza?
“La forma è sostanza. Con Petrucci c’è una buona condivisione degli obiettivi comuni. E tuttavia, col Coni dobbiamo aprire un confronto che guardi al modello di governante e alla distribuzione delle risorseperlo sport italiano. Non c’è dubbio: va fatto un tagliando all’attuale sistema”.
 

Ruggiero Palombo

 

 

Torna all'inizio della pagina