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La Repubblica 12 mar. 2007 - “Così combatteremo l’anoressia”

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copertina libroS’intitola “Come un chiodo” il libro-manifesto della Melandri. “L’ho scritto perché tante giovani donne mi chiedono aiuto”

ROMA - Si comincia sempre con una dieta. Magari perché sei andata al negozio con un’amica e non hai trovato i jeans della tua taglia: ti sei vergognata. Alle medie, in Italia, una bambina su quattro ha già sperimentato una dieta. Sei su dieci alla domanda `ti senti grassa?’ rispondono sì abbassando gli occhi. A undici anni, a dodici: vorrebbero essere più magre, cominciano a provarci.

La settimana prossima esce un piccolo libro intitolato “Come un chiodo”, lo pubblica Donzelli. Parla di ragazze, di moda, di alimentazione.
Giovanna Melandri, che lo firma, è ben consapevole che un libro scritto da un ministro suscita spesso diffidenze.
Che il tema dei disturbi alimentari femminili è spesso irritante per l’universo maschile che tende a liquidarlo come “cose di donne”, fastidioso per quella ampia quota di mondo degli affari legati alla moda che - come testimonia il gustoso aneddoto dell’incontro con Anne Wintour, direttrice di Vogue America - rifiuta di mettersi in gioco su un piano diverso da quello del business.

“Però l’ho scritto lo stesso. Perché da quando sono arrivata al ministero non ho fatto che ricevere lettere di giovani donne e di famiglie che chiedono aiuto, perché ogni storia è diversa e drammatica e vorresti occuparti solo di quella, perché la politica ha strumenti limitati ma non è vero che non può nulla: se anche il lavoro che abbiamo fatto servisse a liberare una sola ragazza dalla sua inappetenza per la vita ne sarebbe valsa la pena”.

Anoressia, bulimia e obesità psicogena sono tra le forme più diffuse di disagio giovanile e colpiscono soprattutto le donne. L’anoressia è la prima causa di morte fra le malattie psichiatriche: tra coloro che ne soffrono, il 95 per cento sono ragazze sotto i 26 anni.

Non sono disturbi dell’appetito ma psicopatologie gravi e complesse che nascono da sofferenza emotiva: “segnalano sempre un dubbio sull’amore” scrive Melandri che ha lavorato in collaborazione con la psicologa Benedetta Silj (il libro è dedicato a Maddalena ed Eva, le loro figlie bambine). La prima parte del volume è una descrizione della realtà “senza la pretesa di scovare il colpevole”.

Nella seconda parte si racconta la genesi di “Manifesto di autoregolamentazione della moda italiana contro l’anoressia varato a dicembre”: l’incontro preliminare con Anne Wintour (”Non è stato privo di problemi. Ero in jeans e maglietta, avevo smarrito il bagaglio. Ho iniziato la conversazione in modo diretto, “So mrs Wintour let’s talk about anorexia”, lei mi ha risposto “Minister Melandri: the problem is not anorexia, the problem is obesity”. Ne è seguito un disaccordo piuttosto netto”), poi quelli con gli stilisti italiani e gli operatori.

“Coinvolgere la moda non significa puntare il dito contro stilisti e passerelle. Al contrario è il tentativo di fare insieme un esercizio di responsabilità condivisa e intelligenza sociale”.

La moda svolge un ruolo decisivo nella definizione dei canoni estetici della bellezza femminile. La percentuale di ragazze ammalate di turbi alimentari raggiunge il 55 per cento tra le modelle e le partecipanti a concorsi di bellezza.

“Dall’industria dell’immagine arriva l’implicito suggerimento di conformare la propria identità ad un parametro di successo: quello di un corpo magro, spesso esageratamente magro, troppo spesso malato”.

L’esperimento del Manitesto nasce dallo studio delle esperienze argentina e spagnola, soprattutto, ma se ne allontana.
La via italiana non è quella di imporre ma di concordare. Escluso il criterio dell’indice di massa corporea adottato in Spagna (peso diviso il quadrato dell’altezza, sotto l’indice 18 le modelle non possono sfilare):
“Esistono modelle asiatiche con indice inferiore sanissime e modelle malate con indice superiore”.

Ci si affida ai medici: le modelle devono avere un certificato di salute alimentare.
“Bisogna coinvolgere le riviste di moda, le agenzie di modelle. E’ un inizio”.

In Italia sono sei milioni le donne non obese che indossano una taglia superiore alla 44.

“Diversificare il modello estetico non è solo importante da un punto di vista culturale ma anche commerciale”, ha detto il ministro Emma Bonino. Un vantaggio economico: potrebbe essere la chiave giusta per attivare l’interesse, chissà.

Concita De Gregorio

 

 

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