ROMA - “L’intesa sulle pensioni o è il rilancio del governo o la sua fine se la maggioranza non la sa apprezzare”, sintetizza Giovanna Melandri, ministro per le Politiche giovanili e le attività sportive. “Per quel che mi riguarda, è un fatto storico”.
Beh, forse storico èun tantino eccessivo…
“Storico, invece. Rappresenta il primo mattone del patto generazionale che tanti evocano e che noi stiamo costruendo. Nel suo insieme,va incontro alle nuove generazioni, ai giovani del mercato flessibile. E soprattutto, non altera gli equilibri finanziari”.
Le società di rating già temono costi aggiuntivi dalla riforma…
“No, c’è una tenuta complessiva, come ci ha assicurato il ministro Padoa-Schioppa. Anzi, uso le sue parole: con questa riforma si producono un assetto finanziario migliore di quello di altri paesi, a cominciare della Germania e un assetto sociale più equo di altri, per esempio gli inglesi”.
Però anche la Ue è cauta. Per ora prende atto dell’accordo ma fa notare che l’età pensionabile italiana è tra le più basse.
“Non è così. Il punto di partenza e di arrivo della riforma Maroni è confermato. Solo che anziché alzare l’età bruscamente e rozzamente, lo si fa in maniera graduale. Perciò: niente più scalone, che aveva aspetti odiosi, ma scalini e quote. E’ un meccanismo più saggio. E complessivo, per di più: perché non si dice che adesso si può riscattare la laurea a costi contenuti? Perché non si parla della totalizzazione dei versamenti contributivi, ora possibile? Perché non del lavoro precario che sarà meno vantaggioso, grazie all’aumento dell’aliquota?”.
Rifondazione non lo giudica tanto saggio.
“Perché immaginava l’abolizione tout-court dello scalone. Ma ci siamo dovuti misurare con la situazione demografica che non consentiva di non alzare l’età pensionabile”.
Anche la Bonino è parsa scettica.
“Sì, le ho parlato. Lei sostiene che non ci sono novità sugli ammortizzatori, ma non è così. Anzi, il governo hafatto quello di cui si parla invano da tre legislature: ha rinnovato questo strumento non solo pensando alla figura classica del lavoratore dipendente, ma appunto a quello flessibile”.
Cosa succederà adesso nella maggioranza?
“Spero che, alla fine, tutti sappiano apprezzare l’intesa”.
E che dice del metodo? Mesi di discussione, vertici notturni…
“Era una negoziato molto difficile, evidentemente”.
Secondo lei, chi ha vinto e chi ha perso?
“Tra i riformisti doc e i radicali in servizio permanente hanno vinto i riformatori che tengono insieme equità sociale e rigore. E ha ripreso forza la concertazione”.
e. p.
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