Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
L.go Chigi 19 - 00187 Roma

Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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L’Espresso 14 dic. 2007 - “Seimila euro per i più bravi”

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Foto di un giovane senza soldiL’ idea è quella di garantire agli studenti universitari la possibilità di ottenere un prestito bancario senza doversi presentare allo sportello con mamma e papà a fornire le garanzie. A quello ci penserà il governo: “abbiamo stanziato 33 milioni di euro in tre anni e altrettanto faranno le aziende di credito. Presto saranno dunque disponibili 660 milioni per finanziare il costo di un master, le spese per l’Erasmus, l’acquisto di un computer o il pagamento del deposito per un contratto d’affitto…”

Nel suo ufficio a largo Chigi, tra divani bianchi, vasi di fiori arancioni e buste dello shopping natalizio, Giovanna Melandri, ministro per le Politiche giovanili e le attività sportive, racconta della convenzione che firmerà mercoledì 19 con l’Abi, la Confindustria delle banche. E non trattiene l’entusiasmo: “Questo governo sta aprendo ai giovani delle piste nuove, che erano rimaste assolutamente inesplorate nella precedente legislatura”.

Cosa ha architettato a favore dei bamboccioni?
“I bamboccioni, che poi tali non sono, potranno ricevere in prestito fino a 6 mila euro, garantiti per metà dal governo e per il resto, di fatto, dallo stesso sistema bancario”.

Chi ne avrà diritto?
“Gli studenti tra i 18 e i 35 anni, cittadini italiani, universitari o post-master. Purché abbiano certi requisiti di merito. Quelli che si iscrivono al primo anno di università, per esempio, devono aver ottenuto il diploma di maturità con una votazione pari all’80 per cento di quella massima. Quelli, invece, che puntano ai corsi post-laurea o master devono essere usciti dalla loro facoltà con un punteggio pari almeno al 90 per cento di quello massimo. Uno strumento studiato per chi ha talento, ma non possibilità economiche”.
 

Quanto potranno chiedere in prestito e per che cosa?
“I1 tetto più alto è quello di 6 mila euro che spetta a chi vuole investirli nella partecipazione al programma di formazione europeo Erasmus o in un corso post-laurea. Tremila euro verranno invece garantiti a chi intende pagarci il deposito per un contratto d’affitto. Duemila a chi indicherà come destinazione finale il pagamento di tasse universitarie. E mille a coloro che li destineranno all’acquisto di un computer o ai costi della sua connessione”.

E se il giovanotto in questione non riuscisse a rimborsare il prestito nei tempi concordati con l’istituto di credito?
“Per tre mesi dalla scadenza della prima rata non accadrà niente. Poi, dopo una prima sollecitazione da parte della banca, scatterà un ulteriore periodo di sessanta giorni. Trascorso quell’arco di tempo, se lo studente dovesse risultare ancora inadempiente, l’istituto potrà attivare il fondo di garanzia, che rifonderà il 50 per cento della cifra rimasta scoperta”.

E l’altra metà?
“È a carico della banca”.

Ma, alla fine, quanto vale l’intera operazione?
“Il Ministero per le Politiche giovanili ha impegnato dieci milioni l’anno per il triennio 2007-2009. Altri tre milioni verranno da quello per le Riforme e l’Innovazione nella pubblica amministrazione, almeno per il primo anno, e saranno destinati all’acquisto di computer. Il governo mette dunque nel fondo di garanzia 33 milioni. Ma, siccome l’altra metà è a carico del sistema bancario, ecco che la somma raddoppia”.

E con questa cifra a garanzia che finanziamenti potranno erogare le banche?
“Dieci volte di più. Quindi 660 milioni”.

Quanti potranno essere, secondo le vostre previsioni, i benificiari dell’operazione?
“II prestito va da un minimo di mille a un massimo di 6 mila euro. Se la richiesta media si collocasse esattamente al centro della forchetta, cioè a 3 mila euro, si potrebbero dunque soddisfare 220 mila richieste”.

Non è granché, considerando che i giovani tra i 25 e i 35 anni sono qualcosa come quattro milioni e mezzo…
“Gli studenti universitari, cui è rivolta l’iniziativa, sono un milione e 800 mila. Ma dobbiamo considerare anche i requisiti di merito. Dunque, la platea è più ristretta e lo strumento più efficace. E comunque non è certo l’unica misura che il governo ha messo a punto in favore dei giovani. Del resto, che volesse puntare su di loro Prodi l’ha fatto capire fin dall’inizio, proprio con l’istituzione del dipartimento per le Politiche giovanili: in tutta Europa mancava solo in Italia e in Polonia”.

Va bene. Ma in concreto?
“Possiamo cominciare dal protocollo dello scorso luglio sul welfare, che potenzia gli ammortizzatori sociali per íl lavoro flessibile, introduce la totalizzazione dei contributi assicurativi e riduce il costo per il riscatto della laurea. Poi c’è la finanziaria, con misure aggiuntive per la casa: pensate con uno spirito nuovo, che punta ad aiutare non solo chi di un appartamento già dispone, come titolare o anche affittuario. Non per niente su questo punto la discussione è andata avanti fino alle due e 45 del mattino”.

Alla fine cosa avete spuntato?
“Per esempio, i 921 euro l’anno di detrazione dall’imposta assicurati a quelli della “generazione mille euro” che vanno a vivere per conto loro. E ancora: i 2 mila e 600 euro che gli studenti fuori sede potranno portare in detrazione dall’imponibile come contributo per l’affitto”.

E che se ne fanno i bamboccioni di una detrazione dall’imponibile, se non hanno un euro bucato?
“È previsto che in quel caso il beneficio venga trasferito ai loro genitori. Ed è la prima volta che viene varato un meccanismo simile in Italia”.

Intanto, in Francia e in Spagna lo Stato passa direttamente un assegno come contributo all’affitto…
“Noi abbiamo voluto evitare i possibili abusi. E far venire fuori le locazioni in nero. Ma c’è ancora dell’altro”.

Cioè?
“Penso al Fondo per le politiche giovanili”.

Alzi la mano chi sa cos’è…
“È vero: i giornali non ne parlano. Ma intanto ci sono 130 milioni l’anno per tre anni. Sessanta sono destinati ad accordi di programma-quadro legati agli obiettivi delle singole regioni, che ci mettono altrettanto: così, lo stanziamento raddoppia. Nel Lazio, per esempio, abbiamo deciso di puntare sull’edilizia per i giovani. In Puglia, invece, su borse di studio che consentono anche di andare all’estero, ma vincolano poi al ritorno a casa”.

All’appello mancano ancora 70 milioni…
“Sono quelli che vengono impiegati in progetti nazionali. Mi riferisco, per esempio, al concorso “Giova¬ni idee cambiano l’Italia”, che premierà una settantina di progetti sulla sostenibilità ambientale, sulla riqualificazione urbana, sulle nuove tecnologie per la comunicazione e sul sociale con finanziamenti fino a 35 mila euro e forme di tutoraggio. O al patto intergenerazionalevarato con il collega del Lavoro Cesare Damiano che, grazie a un’integrazione finanziaria pubblica, consentirà a un lavoratore dipendente adulto di passare al part-time, facendo spazio a un giovane. O ancora al finanziamento, in collaborazione con le città metropolitane, delle agenzie di intermediazione nel settore della coabitazione”.

Stefano Livadiotti

 

 

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