Gli atleti vadano a Pechino, perché da ministra dello Sport so bene quanto questo appuntamento sia importante per ciascuno di loro, ma se la Cina non riannoderà i fili
del dialogo con il Dalai Lama e non porrà fine alla repressione nel Tibet, penso che sia opportuno che le delegazioni istituzionali non presenzino alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici”. A sostenerlo è Giovanna Melandri, ministra per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive.
” E la Cina - afferma la ministra - che deve elevare i livelli dei diritti umani per essere all’altezza del grande evento che ospiterà”.
La Comunità internazionale s’interroga su come agire sulla Cina perché ponga fine alla brutale repressione in Tibet. C’è chi evoca il boicottaggio dei Giochi olimpici che si terrano in agosto a Pechino. Qual è la sua opinione?
“E stato lo stesso Dalai Lama ad affermare che occorre boicottare il boicottaggio e io ritengo totalmente condivisibile questa posizione. I Giochi sono sempre stati una occasione di apertura. Pensiamo alle Olimpiadi di Mosca: quei Giochi servirono a rompere la cortina di ferro, la teleselezione fu allora un potente grimaldello per scardinare il blocco sovietico. Oggi c’è internet, il web, i blog, un sistema reticolare di comunicazione che può aiutare ad aprire gli occhi del mondo sulla Cina e il Tibet.
Non dimentichiamo peraltro che la Cina per ottenere di ospitare le Olimpiadi si è impegnata a garantire la massima apertura nell’informazione e nella comunicazione durante i Giochi olimpici. E un impegno che la Comunità internazionale deve esigere che sia rispettato…”.
Resta la gravità degli eventi che stanno segnando il Tibet.
“Ciò che sta avvenendo è gravissimo, inaccettabile. La Comunità internazionale deve mettere in campo tutti gli strumenti politici e diplomatici per far sì che le autorità cinesi riprendano il dialogo con il Dalai Lama…”.
L’interrompo: Pechino giudica il Dalai Lama un terrorista.
“Niente di più lontano dalla verità. Il Dalai Lama è un uomo di pace, è un
leader spirituale che non chiede l’indipendenza per il Tibet ma il rispetto dell’autonomia culturale del suo popolo. Il Dalai Lama difende con la non violenza l’identità religiosa e spirituale del Tibet; una identità ricchissima, che rappresenta un patrimonio dell’intera umanità. Il mondo politico non può delegare agli atleti responsabilità che gli competono. In questo senso, ritengo molto importante che la questione del Tibet venga affrontata nell’incontro di domani (oggi per chi legge, ndr.) dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea. E’ importante che l’Europa parli con una sola voce sul Tibet”.
Parli una sola voce per affermare che cosa?
“Non è giusto, ci tengo a sottolinearlo ancora, caricare gli atleti, che da anni si stanno preparando per questo evento, di responsabilità che competono alla politica e alle sue istituzioni. Parlare di un boicottaggio tout-court delle Olimpiadi lo ritengo sbagliato, ma al tempo stesso penso che si possa utilmente proporre, in assenza di una disponibilità della Cina a riallacciare il dialogo con il Dalai Lama e a cessare ogni forma di violenza in Tibet, che le delegazioni politiche e istituzionali non presenzino alla cerimonia inaugurale dei Giochi.
Questa possibilità, prospettata dal presidente dell’europarlamento, Poettering, e rilanciata dal presidente Sarkozy, deve rimanere concretamente in campo anche come strumento di pressione sul governo cinese per riaprire il dialogo.
Ed è importante che questa ipotesi sia stata ventilata dalla Francia che ad agosto, quando si terranno i Giochi, avrà la presidenza di turno della Ue”.
E l’Italia?
“Per quanto mi riguarda, dico che sarebbe molto importante che l’Italia, in uno spirito bipartisan, chiunque vinca le elezioni, s’impegni a non boicottare le Olimpiadi ma a disertare la cerimonia di apertura dei Giochi se la Cina continuasse a rigettare il dialogo proseguendo nella brutale repressione dei monaci e dei civili tibetani”.
Lei ha parlato del diritto degli atleti a gareggiare…
“Anche in nome di quei valori universali di cui lo sport è portatore. Ma ciò non impedisce agli atleti, alle federazioni sportive, al Coni di testimoniare, individualmente o in forma collettiva, la propria solidarietà al popolo tibetano e il sostegno alla lotta in difesa dei diritti umani”.
Umberto De Giovannangeli
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