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L’Unità 30 mar. 2007 - «A Mussi dico: si può restare continuando a condividere i vostri valori»

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Simbolo PDROMA - “Non credo sia giusto fermare il cammino del Pd, o anche solo rallentarlo. E tuttavia sul come fare il nuovo partito c’è ancora molto da discutere e soprattutto da fare. E la responsabilità sta sulle spalle di chi ha detto sì a questo progetto, dunque Fassino ma anche tutti noi: dobbiamo dimostrare nei fatti che i valori di cui parla Mussi, la laicità, l’ambiente, i lavori, i diritti civili, sono a fondamento di questo cammino”. Giovanna Melandri, ministro ed ex esponente di punta del primo Correntone, quello di Pesaro 2001, non vuole “lanciare appelli” a nessuna componente Ds.

“Ora servono scelte concrete e spettano alla maggioranza del partito, decisioni che tengano aperte porte e finestre: in primo luogo l’onere di garantire l’ancoraggio del Pd alla storia del socialismo europeo. E poi aprire una grande costituente delle idee, in cui ci sia la possibilità di arricchire e integrare il manifesto del nuovo partito, che è un punto di partenza ma insufficiente”.

In quali parti il manifesto è insufficiente?
“Su alcuni grandi temi, come la laicità, l’ancoraggio con la storia della sinistra democratica europea. E sul lavoro: di fronte a un mercato che cambia così impetuosamente c’è bisogno di una ricerca culturale e progettuale più avanzata”.

I 12 saggi non saranno contenti di questa bocciatura…
“Per carità, dobbiamo essere grati ai saggi per il lavoro svolto. Ma un partito nasce da una grande dinamica di partecipazione, in cui non ci possono essere delle tavole e un meccanismo da “prendere o lasciare”. La mia non è una bocciatura, penso che il manifesto sia un contributo interessante, soprattutto per quanto riguarda le modalità di partecipazione e l’innovazione delle forme politiche. La parte che riguarda la contendibilità della leadership in modo aperto e democratico, il termine per i mandati elettivi, le primarie mi convince completamente”.

Quale ruolo vorrebbe nel nuovo partito per l’attuale sinistra Ds?
“Che nel partito democratico ci sia bisogno di sinistra è persino un’ovvietà. Ed è la ragione per cui il nostro gruppo dei Centopassi ha aderito a questo progetto, pur condividendo molte delle ragioni e dei valori di cui parla Mussi. Quello che ci divide è l’approdo. E tuttavia io, e così credo molti dei circa 200mila compagni che hanno votato la mozione Fassino, non staremmo in un partito del moderatismo. A Mussi dico: ci sono molti compagni che condividono la tua stessa carta di valori e che hanno detto sì al Pd”.

Cosa chiede a Fassino sull’ancoraggio al Pse? Lo dice praticamente ogni giorno…
“Deve garantire che l’ancoraggio sia certo. E tuttavia io sono convinta che il Pd non può essere estraneo alla storia e all’evoluzione della famiglia socialista”.

Veramente nella Margherita dicono altro…
“Intanto prendo atto positivamente che nelle tesi congressuali della Margherita si propone di costruire insieme una comune azione per unire il riformismo europeo. Poi c’è la lettera dei 60 sui Dico. A me interessa che nel Pd ci siano le idee forti di una sinistra democratica; mi preoccupa meno discutere la dose di socialismo che portiamo in dote. Mi piacerebbe stare sui valori, a partire dal lavoro. Non credo sia utile brandire il tema dell’identità, né è possibile sapere oggi quale esito avrà tra 10 anni l’evoluzione che è in corso nel campo delle forze socialiste e progressiste in Europa. Ricordo però che questo partito lo facciamo guardando al futuro, non al passato”.

Lei ha parlato di una costituente delle idee. Come dovrebbe funzionare?
“Il giorno dopo i congressi di Ds e Margherita dobbiamo aprire i comitati promotori ai tanti, singoli e associazioni, donne e giovani, che vogliono aderire. Ha ragione Bersani: la costituente deve essere un grande momento di partecipazione, largo e aperto. Un nuovo partito non si fa a freddo, coi gruppi dirigenti e i saggi del manifesto”.

La scelta dei leader la immagina collegata a piattaforme politiche, di valori, di programmi?
“È di questo che vorrei si discutesse, andando oltre il dibattito tutto interno a Ds e Margherita. Bisogna liberalizzare la fase costituente, con regole certe per la partecipazione e per la contendibilità della leadership”.

Andrea Carugati

 

 

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