Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Merìdìan 27 mar. 2007 - Dopo l’aggressione a Di Donna: “Ora basta con deroghe e proroghe”

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violenza negli stadiROMA - L’episodio di domenica scorsa dell’aggressione al giornalista di Teleradioerre, Antonio Di Donna, riporta in auge a pieno titolo la discussione sulla sicurezza degli stadi, proprio poche ore prima che il Parlamento si occupi della conversione in legge del decreto “anti-violenza” che porta le firme dei ministri di Interni e Sport, Giuliano Amato e Giovanna Melandri.

Proprio la diessina, in particolare, riconosce che il problema non sia circoscrivibile ad un settore solo dello stadio (la curva) se accadono episodi come quello del foggiano Di Donna, aggredito dai tifosi sipontini in tribuna d’onore al “Miramare” di Manfredonia.
L’inasprimento delle pene e il rafforzamento del Daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive) sono per il ministro le locomotrici del progetto di rinnovamento del sistema calcio, passando necessariamente per l’adeguamento strutturale degli stadi.

L’aggressione del giornalista televisivo Antonio Di Donna è la prova che il caso-Raciti non ha lasciato il segno e le violenze continuano…
“La violenza continua, ma la nostra determinazione a punire i violenti ed isolarli sanzionandoli pesantemente non cambia. Dopo quest’altra giornata di disonore per il calcio italiano, domani (oggi ndr) il Parlamento convertirà il decreto “anti-violenza”.
Ci lascia sconvolti apprendere della disavventura accaduta a Di Donna a Manfredonia, perché c’è una canalizzazione di un’aggressività ormai intollerabile, ma il decreto ha già sortito i primi effetti, con l’adeguamento rapido degli stadi”.

Il giornalista foggiano è stato aggredito in tribuna d’onore. È il sintomo che non solo le curve sono pericolose negli impianti italiani?
“È una questione anomala, ma che siano in curva o meno, questi teppisti devono essere identificati, isolati, sanzionati e soprattutto tenuti lontani.
Per questo abbiamo rafforzato le misure del Daspo, non permettendo oltre l’ingresso alle partite a queste persone che si sono macchiate di violenza”.

Quali sono i principi ispiratori del decreto?
“Basta deroghe e proroghe: gli stadi vanno messi in sicurezza, sennò si chiudono gli impianti. Stiamo assistendo ad una corsa all’adeguamento, necessario e fruttuoso, che testimonia quanto sia stato possibile fare in pochissimo tempo ciò che non è stato realizzato in anni e anni. Il principio vero è la fermezza”.

Non teme il rischio di svuotare gli stadi?
“A dire il vero si sono svuotati molto prima, e per altri motivi. Soprattutto la gente non va più a seguire la propria squadra perché le gradinate sono infestate da comportamenti
antisportivi e violenti, perché non sono spazio per aggregazione e divertimento sano, che invece sono alla base del gioco del calcio”.

Il decreto va verso il modello inglese. È quello il sistema vincente contro la violenza?
“Sì, c’è una parte costruttiva del decreto, oltre a quella sanzionatoria. Noi innanzitutto dobbiamo cambiare il modello di gestione degli stadi. Quelli messi in sicurezza possono essere già luoghi di sperimentazione dell’affidamento della sicurezza interna alle società, attraverso gli stewart. Questo sarà uno dei passi nei prossimi mesi”.

Quale può essere il prossimo obiettivo?
“Sullo sfondo strategicamente c’è l’idea di affidare gli impianti ai privati”.

È sufficiente inasprire sanzioni e provvedimenti, se poi non c’è
certezza della pena e i teppisti di Catania non macchiatisi di sangue sono a piede libero dopo poche ore da quel derby?
“È un problema di generale applicazione della giustizia penale nel nostro Paese. Nel decreto abbiamo inserito inasprimenti, estensione a 48 ore della flagranza di reato, ma soprattutto c’è l’inasprimento di pene che non sono oggetto di materia penale, ma si basano sul principio dell’allontanamento dagli stadi di chi si macchia di atti come quelli a cui assistiamo. Chi si rende responsabile di episodi di violenza non entra più negli stadi. Questa è la linea”.

Gianvito Casarella

 

 

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