Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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L’Unità 2 giu. 2006 - Raccogliere la sfida di Draghi sui giovani

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ERA LA PIÙ GIOVANE nel governo nel 1998, è la più giovane oggi. “C’è qualcosa che non va” ammette Giovanna Melandri, ministro per le Politiche giovanili e per le Attività sportive, “un ministero senza portafoglio ma non senza idee”, esordisce.

Eppure stando all’allarme del governatore della Banca d’Italia ai giovani un “portafoglio” sarebbe stato utile. Forse anche la separazione dallo sport. Non trova?
“In tutta Europa è così. Solo noi e la Polonia non avevamo un ministero di questo tipo e quasi ovunque la dicitura è proprio questa”.

Anche loro senza portafoglio?
Non dappertutto. Ma partiamo da quello che c’è. E parliamo di giovani, con una riflessione di fondo: sono una risorsa, non un problema. E un punto di partenza per il governo e per questo ministero. La logica va invertita. In pochi giorni ci sono state due prese di posizioni che mi hanno colpito. La prima è nel rapporto annuale dell’Istat: il tasso di occupazione dei giovani tra i 20 e i 29 anni con un livello di istruzione secondario è il più basso dell’Unione europea, pari al 53%. L’Italia è un paese bloccato, il fattore istruzione non è più un fattore di mobilità sociale. C’è un enorme lavoro da fare sulla relazione tra formazione e mercato del lavoro. E tutto questo torna anche nella relazione del governatore della Banca d’Italia”.

Voce autorevole per dire anche all’economia che c’è una questione giovanile in termini di costi (vedi la flessibilità perenne) e di capitale umano. Il governatore indica, il governo che fa?
“Dovrà lavorare moltissimo. Draghi ha offerto una lettura nuova, non siamo più di fronte solo a un’esigenza di giustizia sociale che peraltro bastava e avanzava. C’è un problema per la crescita del sistema economico. Il governatore afferma che se la flessibilità diventa precarietà senza tempo non solo si impedisce ai giovani di immaginare il futuro, ma l’impresa viene disincentivata a investire in formazione e la produttività risulta frenata. Spero di non forzare le sue parole, ma la linea tracciata da Draghi mi sembra indichi la necessità di passare dalla flessibilità senza tempo, alla flessibilità in entrata che poi si trasforma in stabilità del posto di lavoro. Credo che questi due grandi temi, istruzione e mercato del lavoro, debbano essere al centro di un’alleanza strategica tra il ministero che guido e quelli del Lavoro, della Ricerca e dell’Istruzione”.

Ne ha parlato con i colleghi?
“Certamente ne parleremo al seminario di domenica e lunedì ma già bilateralmente ci siamo impegnati a lavorare insieme”.

Possiamo dire che ci sarà un pool di ministri sui giovani?
“Si, aggiungo che c’è da lavorare anche con le Comunicazioni per il recupero del digital divide, ad esempio. D’altra parte questo è un ministero di indirizzo e coordinamento. Vorrei essere l’alleata di questi miei colleghi per fornire una risposta ai giovani italiani a cui vogliamo ampliare gli orizzonti delle opportunità. Poi da questo ministero possono essere pensati altri interventi. Penso all’accesso al credito per gli studi, o alla necessità di elevare a livello nazionale l’esperienza del comune di Roma per l’accesso a mutui agevolati per l’acquisto di una casa, garante il Comune. E poi, fermo restando quel che abbiamo detto sulla precarietà che va superata, si deve pensare alla “bancabilità” dei contratti atipici, alla possibilità che le banche li riconoscano come garanzia”.

C’è una questione di potere d’acquisto e una questione di potere tout-court. Sotto i 40 anni si è estromessi da ruoli decisionali. C’è qualche speranza dì porre un freno a questa tendenza?
“Penso sia uno dei grandi temi del rinnovamento della società italiana. E va costruito il modo per rafforzare la presenza dei giovani nelle istituzioni e nella politica. Qui abbiamo una grande possibilità e opportunità: la nascita del partito democratico. C’è una responsabilità delle forze politiche dell’Ulivo, dell’Unione. Mi piacerebbe che il partito democratico fosse composto un terzo da uomini, un terzo da donne e un terzo da uomini e donne sotto i 40 anni. Ne sono convinta. Lo ero molto prima di sapere che avrei avuto il privilegio di guidare il ministero per le Politiche giovanili”.

Felicia Masocco

 

 

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