“C’è una generazione priva di voce. Noi dobbiamo darle rappresentanza. Per questo sono felice che il sindacato abbia sottoscritto il protocollo sul welfare che è il primo mattone del patto generazionale proposto da Veltroni”. A dirlo è Giovanna Melandri che aggiunge: “vedo però che c’è un attacco contro il sindacato e questo mi preoccupa. E dunque ancor più importante non pensare che l’innovazione sia possibile senza che attraversi anche il mondo del lavoro e la sua rappresentanza sociale, così come deve attraversare la rappresentanza politica”. “Alla sinistra radicale che si dice scontenta di alcuni punti del protocollo - dice ancora - chiedo ora di guardare la luna e non il dito che la luna indica”.
É questo, secondo il ministro, un passaggio obbligato del rinnovamento del paese per il quale è ormai obbligatorio recuperare una generazione rimasta schiacciata dal cambiamento della società e che, spiega la Melandri, “oggi va riportata al centro della scena favorendone la crescita culturale e la stabilizzazione lavorativa”. Anche a questo dovrebbe servire porre la questione del patto generazionale con il Partito democratico, come ha fatto Veltroni. “Non vogliamo però che tutto ciò sia affidato soltanto al leader”, spiega il ministro riferendosi alla lista presentata di recente che sosterrà la candidatura del sindaco di Roma alla leadership del Pd e che la vede schierata accanto a Roberto Della Seta, Ermete Realacci, Andrea Ranieri e Goffredo Bettini. Insieme cercheranno di attrarre consensi che vadano oltre quelli di stretta osservanza Ds-Dl e punteranno soprattutto su alcuni dei temi contenuti nel discorso tenuto a Torino da Veltroni stesso. “Si tratta di quattro temi - spiega - l’ambientalismo del sì, il patto generazionale, la conoscenza e i saperi e, infine, la laicità”.
“Evocare i giovani come soci fondatori del Pd - continua la Melandri - significa incorporare nel dna del partito la generazione low cost che vive sulla sua pelle tutte le novità di questi ultimi anni, a partire, per essere chiari, dalla flessibilità. Non basta aprire le primarie ai sedicenni che devono sì votare ma devono anche poter essere eletti”. Con quali strumenti procedere, però, non è una questione semplice. “Stiamo tutti interrogandoci - risponde il ministro -. Intanto, mi auguro che la competizione per la leadership, che ritengo utile, sia una sfida positiva tra tanti candidati e che avvenga anche sul terreno della rigenerazione culturale del partito stesso. Questa però non può essere affidata ad opzioni minoritarie. Se da qualche parte ci sarà una lista di under 30, ad esempio, va benissimo ma questo da solo non può bastare. L’ambizione vera è di portare innovazione attraverso tutte le liste e in tutte le liste”.
Accanto a ciò occorre però una politica economica e sociale che parta da coloro ai quali negli ultimi anni sono stati chiesti sacrifici sia in entrata nel mondo del lavoro, con la flessibilità, sia in uscita, con le riforme del sistema pensionistico. “L’accordo siglato con le parti sociali - spiega il ministro - prevede un riallineamento del sistema previdenziale verso i giovani lavoratori. Certo, i problemi politici del governo e di questa maggioranza li conosciamo tutti ma non riuscire a valorizzare la riforma degli ammortizzatori sociali è inconcepibile”. “Con il nostro riformismo possibile - passa all’attacco - abbiamo anzi introdotto un effettivo cambio di direzione rispetto alla strada imboccata con il governo di centrodestra che chiedeva ai figli per dare ai padri secondo l’impianto di una cultura che non amplia ma riduce le tutele per i più deboli”. Però va detto che in passato c’è stato anche un certo ritardo del centrosinistra che molto poco ha fatto quando ha potuto. “Sì - risponde la Melandri - ma quel ritardo è stato colmato da questo governo che ha trovato una rotta. Se posso riassumere questo dato con un esempio, la discontinuità culturale tra centrodestra e centrosinistra sta proprio nel fatto che loro dissero: li fuori c’è la jungla, mentre noi abbiamo dato tutela ai lavoratori atipici”.
di Alessandro Calvi
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