Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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Riformista 9 ago. 2007 - Il Ministro Melandri e il partito che verrà: «Così daremo voce alla generazione low cost»

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Foto di una giovane“C’è una generazione priva di voce. Noi dobbiamo darle rappresentanza. Per questo so­no felice che il sindacato abbia sottoscritto il protocollo sul welfare che è il primo mattone del patto generazionale propo­sto da Veltroni”. A dirlo è Gio­vanna Melandri che aggiunge: “vedo però che c’è un attacco contro il sindacato e questo mi preoccupa. E dunque ancor più importante non pensare che l’innovazione sia possibile senza che attraversi anche il mondo del lavoro e la sua rap­presentanza sociale, così come deve attraversare la rappre­sentanza politica”. “Alla sini­stra radicale che si dice scon­tenta di alcuni punti del proto­collo - dice ancora - chiedo ora di guardare la luna e non il di­to che la luna indica”.

É questo, secondo il mini­stro, un passaggio obbligato del rinnovamento del paese per il quale è ormai obbligato­rio recuperare una generazio­ne rimasta schiacciata dal cam­biamento della società e che, spiega la Melandri, “oggi va ri­portata al centro della scena favorendone la crescita cultu­rale e la stabilizzazione lavora­tiva”. Anche a questo dovreb­be servire porre la questione del patto generazionale con il Partito democratico, come ha fatto Veltroni. “Non vogliamo però che tutto ciò sia affidato soltanto al leader”, spiega il ministro riferendosi alla lista presentata di recente che so­sterrà la candidatura del sinda­co di Roma alla leadership del Pd e che la vede schierata ac­canto a Roberto Della Seta, Ermete Realacci, Andrea Ra­nieri e Goffredo Bettini. Insie­me cercheranno di attrarre consensi che vadano oltre quelli di stretta osservanza Ds-­Dl e punteranno soprattutto su alcuni dei temi contenuti nel discorso tenuto a Torino da Veltroni stesso. “Si tratta di quattro temi - spiega - l’am­bientalismo del sì, il patto ge­nerazionale, la conoscenza e i saperi e, infine, la laicità”.

“Evocare i giovani come soci fondatori del Pd - conti­nua la Melandri - significa in­corporare nel dna del partito la generazione low cost che vive sulla sua pelle tutte le novità di questi ultimi anni, a partire, per essere chiari, dalla flessibilità. Non basta aprire le primarie ai sedicenni che devono sì votare ma devono anche poter essere eletti”. Con quali strumenti procedere, però, non è una questione semplice. “Stiamo tutti interrogandoci - risponde il ministro -. Intanto, mi auguro che la competizione per la lea­dership, che ritengo utile, sia una sfida positiva tra tanti can­didati e che avvenga anche sul terreno della rigenerazione culturale del partito stesso. Questa però non può essere affidata ad opzioni minoritarie. Se da qualche parte ci sarà una lista di under 30, ad esempio, va benissimo ma questo da so­lo non può bastare. L’ambizio­ne vera è di portare innovazio­ne attraverso tutte le liste e in tutte le liste”.

Accanto a ciò occorre però una politica economica e socia­le che parta da coloro ai quali negli ultimi anni sono stati chiesti sacrifici sia in entrata nel mondo del lavoro, con la flessibilità, sia in uscita, con le riforme del sistema pensioni­stico. “L’accordo siglato con le parti sociali - spiega il ministro - prevede un riallineamento del sistema previdenziale ver­so i giovani lavoratori. Certo, i problemi politici del governo e di questa maggioranza li cono­sciamo tutti ma non riuscire a valorizzare la riforma degli ammortizzatori sociali è incon­cepibile”. “Con il nostro rifor­mismo possibile - passa all’at­tacco - abbiamo anzi introdot­to un effettivo cambio di dire­zione rispetto alla strada im­boccata con il governo di cen­trodestra che chiedeva ai figli per dare ai padri secondo l’im­pianto di una cultura che non amplia ma riduce le tutele per i più deboli”. Però va detto che in passato c’è stato anche un certo ritardo del centrosini­stra che molto poco ha fatto quando ha potuto. “Sì - risponde la Melandri - ma quel ritardo è stato colmato da questo governo che ha trovato una rotta. Se posso riassumere questo dato con un esempio, la discontinuità culturale tra centrodestra e centrosinistra sta proprio nel fatto che loro dissero: li fuori c’è la jungla, mentre noi abbiamo dato tu­tela ai lavoratori atipici”.

di Alessandro Calvi

 

 

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