Vorrei anzitutto ringraziare il ministro Melandri per avermi invitato al primo incontro nazionale delle Consulte giovanili. Credo che questa iniziativa, alla quale intervengo con grande piacere ed interesse, rappresenti un’occasione unica di confronto diretto - a tutto campo - tra tutti coloro i quali cercano di rappresentare in Italia le visioni, le idee, i bisogni dei giovani.
Le generazioni dei ventenni e dei trentenni si trovano oggi sulla frontiera sociale delle due grandi rivoluzioni che hanno segnato il passaggio dal Novecento al primo decennio del Duemila, la globalizzazione economica e la rivoluzione tecnologica: ne hanno subito per primi i contraccolpi negativi, possono cercare di sfruttarne meglio degli altri i potenziali vantaggi. Rispetto a quest’ultimi, il nostro Paese può vantare un asset strategico fondamentale: un patrimonio di imprenditorialità unico al mondo.
La voglia di intraprendere e il coraggio di rischiare sono nel nostro Paese le più alte d’Europa: abbiamo oltre 6 milioni di imprese registrate - ben il 18% degli italiani è imprenditore o lavoratore autonomo - e il nostro tasso di natalità imprenditoriale si colloca a livelli record in Europa.
La capacità imprenditoriale italiana non fa notizia, non anima i dibattiti televisivi, non fa “tendenza”. Ma nell’era dell’economia dell’Uomo questa capacità – che costituisce già oggi la chiave dello sviluppo economico, dell’innovazione e della competitività, sia a livello di singola azienda che di sistema-Paese - è il vero
motore dell’Italia e, soprattutto, la speranza più viva di valorizzazione dei giovani, dei loro talenti e delle loro passioni.
L’economia della conoscenza sta producendo, infatti, una rivoluzione nel rapporto tra i fattori produttivi. Dallo sfruttamento meccanico e “paritario” di capitale e lavoro, tipico della fabbrica dell’era fordista, stiamo passando all’esaltazione del fattoreuomo come primo elemento del successo di un’azienda e di un prodotto. Dopo quattro secoli, economia e uomo – divisi dalla teoria marxista e dal fordismo – tendono oggi a ricongiungersi, grazie al primato del “capitale umano” nei processi economici. Il XXI secolo, dunque, sarà il “tempo della conciliazione” tra Economia e Uomo. Leggi tutto
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