Signor Sindaco, sua Santità
È per me un grande onore poterle dare il benvenuto. E Nelle poche parole che ho il piacere di rivolgerle, non ho certo la presunzione di introdurre la sua lezione: vorrei, piuttosto, dispormi in ascolto.
Il tema di cui voi premi Nobel per la Pace state dibattendo in questo meeting riguarda la prossima generazione, “The next generation”, e per il Ministro per le Politiche Giovanili, oltre che un onore, è soprattutto un dovere prestarvi la massima attenzione.
Rivolgersi alla prossima generazione è la prima vocazione della politica, quella vera, quella al servizio dei cittadini. Perché significa rivolgersi al futuro. Non passa giorno che sui giornali non si legga dei malesseri e dei disagi delle giovani generazioni, descritte davvero troppo spesso dagli adulti come ciniche e disarmate.
È giunto il momento di agire. Di creare le condizioni necessarie affinché la prossima generazione trovi se stessa mettendo a frutto vocazioni e talenti, superando stereotipi e relazioni economiche che schiacciano la persona. È il momento di infondere fiducia a queste generazioni che non hanno conosciuto la guerra fredda ma che conoscono il riarmo nucleare, che erano bambini quando a Rio de Janeiro nel ‘92 si apriva la prima conferenza mondiale sulla sostenibilità e che oggi cercano azioni, gesti concreti, piccoli e grandi, collettivi e individuali, per cambiare il mondo.
Gesti che abbattono e non ricostruiscono nuovi muri e steccati. Per questo, Santità, – e lo dico, per inciso, in qualità di ministro dello Sport – concordo con lei quando afferma che il boicottaggio dei Giochi di Pechino sarebbe un errore. Perché sempre, nella Storia, le Olimpiadi sono state occasione non solo di grande Sport, ma anche di apertura, diffusione e rivincita dei diritti umani, ed è legittima la speranza – che noi, insieme a Lei coltiviamo – che anche stavolta a Pechino non potrà che essere così.
Santità, uno dei problemi più sentiti dalle giovani generazioni in questo Paese è quello della precarietà. Precarietà esistenziale che riguarda il lavoro ma non solo, e si estende in tutti i campi: dall’istruzione alle relazioni sociali, dagli affetti alla salute, dalla casa alla paura del terrorismo e degli squilibri ambientali.
A tutto questo dobbiamo dare una risposta. Una risposta sociale ed economica, ma anche culturale. E nella ricerca di una nuova cultura dell’uomo nel nostro tempo, la Sua testimonianza, Santità, acquista il suo grande valore. L’ho sentita ieri dire parole forti e toccanti sull’origine dell’azione, su quella compassione che può disporci all’ottimismo e al fare bene. Lei da anni si è aperto a una comprensione costante verso altre culture, verso la modernità, verso la scienza, fornendoci un modello di vita incentrato su una spiritualità aperta e tollerante. Questa predisposizione all’ascolto, alla considerazione dell’altro, all’interesse per il nuovo e per il diverso ci è di grande insegnamento e Lei, con le sue parole e il suo esempio, non fa che dimostrare la vacuità di mille tabù che ancora appesantiscono l’uomo.
Non posso non pensare a una delle sue ultime dichiarazioni “rivoluzionarie”. Soltanto ipotizzando la possibilità di una futura reincarnazione del Dalai Lama in una donna, Lei contribuisce a scardinare l’ultimo dei tabù che, ancora nel nostro tempo, postula nella diversità di genere una diversità di dignità.
Le tante battaglie che da anni Lei conduce – anche quelle per il suo popolo, per la sua dignità – con la calma, la serenità e la mitezza di cui è maestro, esprimono la volontà di ribadire una scelta radicale di campo: quella di chi sta con la persona umana, scegliendola a priori rispetto a ogni successivo postulato in termini di fede, cultura, genere, visione politica, economica o sociale.
Ed è qui che le nostre esperienze, pur lontane nel tempo e nello spazio, s’incontrano. Nella Costituzione Italiana, di cui a breve ricorrerà il 60° anniversario, si affermano il valore assoluto della persona umana, la sua dignità, il principio di eguaglianza, il dovere di solidarietà, il ripudio della violenza: una vera e propria traduzione laica dei valori comuni a tutte le grandi religioni che indicano una via di liberazione per l’uomo. E ciò è tanto più importante in un momento in cui, anche utilizzando in modo vile e sacrilego il pretesto religioso, innumerevoli vite umane vengono spezzate nel mondo dalla barbarie del terrorismo e della guerra. È accaduto pochi giorni fa in Algeria, accade da anni nel cono buio del Darfur e in troppi teatri di guerra.
Un altro grande maestro di pace, il Mahatma Gandhi, diceva che “la vera non-violenza è impossibile ove non si possegga un indomito coraggio”. Quel coraggio che io, come tanti, vedo in Lei, Santità. Una forza morale che ci sprona ad affrontare il mondo, le sue discordie, i suoi problemi – ma anche le sue infinite potenzialità – con la sola forza della mitezza, della ragione, della buona volontà. E, come lei ci insegna, della compassione.
La settimana scorsa, dalla conferenza internazionale di Bali sul clima, gli scienziati hanno lanciato un allarme: abbiamo al massimo 15 anni per invertire la tendenza del riscaldamento globale. È giunto il momento di agire. Dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili per consegnare alla next generation un mondo meno malandato, per metterla in condizione di immaginarne, progettarne e realizzarne uno più sano, più giusto, più felice. Un mondo senza violenza. È un nostro preciso dovere. E in questo lei, Santità, non può che esserci di esempio. Ci apprestiamo dunque ad ascoltare le sue parole. Molti pensano che le parole non possano cambiare il mondo. Ma si sbagliano. Le parole, infatti, possono cambiare le persone.
E le persone, sì, con le loro azioni, possono cambiare il mondo.
Le iniziative del Pogas in materia di politiche giovanili
I provvedimenti in favore dei giovani
L'accordo tra il POGAS e l'ABI
Il Codice etico e le iniziative del Pogas
Le iniziative del Pogas in materia di sport
I provvedimenti in favore delle attività sportive
Le agevolazioni fiscali per lo sport dilettantistico e le famiglie
L'intesa tra il POGAS ed il Ministero della Salute