Il nuovo Ministero per le Politiche giovanili
L’Italia era rimasta tra gli ultimissimi paesi in Europa a non avere un Ministero per le Politiche giovanili; a non avere quindi un pezzo dell’amministrazione centrale dello Stato dedicato alla pianificazione di politiche specificatamente volte all’investimento sul futuro delle giovani generazioni. A politiche, lo voglio sottolineare immediatamente che non caratterizzano un “settore” specifico dell’attività di governo ma che piuttosto offrono un punto di vista , un binocolo per guardare e qualificare l’intera azione del governo.
Nove mesi fa eravamo all’anno zero. E io oggi cercherò di illustrarvi le piste di lavoro che abbiamo avviato in questo giovanissimo ministero che abbiamo voluto snello e poco burocratico.
Ma voi sapete bene che le politiche giovanili nel nostro Paese, anche prima della nascita di questo Ministero, non erano affatto all’anno zero.
Infatti è dall’inizio degli anni Novanta che si sono moltiplicati dove più e dove meno nei quartieri, nei municipi nei comuni e, nelle Province, nelle Regioni esperienze che hanno dato vita a veri e propri laboratori locali di politiche giovanili. Con il tempo, peraltro, è andato incrementandosi il numero degli assessorati alle politiche giovanili, che sono riusciti a ritagliarsi all’interno delle amministrazioni locali un ruolo sempre più autorevole e rilevante.
Fino ad approdare alla buona pratica che molti Comuni, ma anche alcune Province e Regioni, hanno consolidato soprattutto negli ultimissimi anni: quella dell’istituzione delle Consulte Giovanili, intese come strumento consultivo, ma anche propositivo e propulsivo delle politiche giovanili sui territori. Consulte che oggi chiamiamo in assemblea, con l’intenzione di fare un primo passo nella direzione dell’ascolto e della conoscenza reciproca, di promuovere uno scambio e un confronto tra le singole e variegate esperienze e di avviare una riflessione su come promuovere a livello nazionale la costituzione di un organo di rappresentanza delle idee e delle proposte dei giovani.
A questo tema che si lega al grande tema della partecipazione e del protagonismo giovanile e, quindi, della rappresentanza abbiamo dedicato l’intera sessione di lavoro pomeridiana e ora mi limiterò a qualche cenno in coda a questo mio primo intervento.
Ora vorrei invece illustrarvi i tratti principali della nostra azione. Intanto partendo da un presupposto che è anche una buona notizia. Il Ministero pogas nasce nove mesi fa come un ministero di indirizzo e coordinamento e nasce come si suol dire senza portafoglio. Avevamo fatto buon viso a cattivo gioco sostenendo che pur senza risorse non eravamo privi di idee. Ora sono lieta di ricordare che la finanziaria di quest’anno ha attribuito a questo ministero un fondo di 360 mil. Euro per il triennio .
Risorse importanti che vogliamo spendere bene. Ed è per questo che abbiamo fatto una scelta di fondo: coprogrammare e cofinanziare quelle buone politiche che a livello territoriale si stanno sviluppando come politiche proattive a sostegno del rafforzamento dell’autonomia e della libertà dei più giovani. Non politiche assistenziali, mance o paghette inutili ma strumenti per rafforzare protagonismo e cittadinanza delle giovani generazioni. Nessuna tentazione paternalistica quindi.
Ecco questo è il primo messaggio importante che vorrei trasferirvi. Vogliamo costruire le politiche giovanili in partenariato, coordinando la nostra azione con le regioni, attraverso lo strumento degli accordi di programma quadro con i comuni, attraverso i piani locali giovani e gli enti locali.
Vorrei, però, procedere con ordine e inaugurare i nostri lavori presentandovi innanzitutto le linee generali del Piano Nazionale d’Azione per i giovani che non si esaurisce certo nella programmazione del Fondo Politiche giovanili e che ho illustrato recentemente all’intero Governo durante l’assise di Caserta.
(Foto di Ciro Mauriello)
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