Cos’è il Piano Nazionale Giovani?
Si tratta di un vero e proprio pacchetto complessivo di politiche, elaborate trasversalmente in coordinamento e collaborazione con molti altri Ministeri, e pensate per aumentare gli spazi di autonomia ed emancipazione dei giovani , con il preciso scopo di ribadire un concetto che ho espresso e ripetuto più volte in questi mesi: i giovani italiani non sono un problema da risolvere - come troppo spesso li abbiamo trattati - ma una risorsa da valorizzare, una risorsa che una politica seria e lungimirante deve preoccuparsi di “non sprecare” attraverso provvedimenti in grado di rimettere le nuove generazioni al centro delle politiche di rilancio del nostro Paese, sbloccando il loro accesso al lavoro, alla formazione, alla casa, alle tecnologie digitali, alla cultura, alla politica.
In una parola, il loro accesso al futuro.
Vedete io credo che viviamo un grande paradosso. Siamo calati nella società dell’individuo, dell’io espanso e moltiplicato e tuttavia i ragazzi ( e le ragazze) non riescono a costruire e prima ancora ad immaginare un proprio personale progetto di vita. Non riescono a dare forma ad un desiderio concreto di realizzazione.
In un bellissimo libro di Benasayag e Schmidt , “l’epoca delle passioni tristi”, che considero un libro sapienziale per chi si voglia occupare di giovani e futuro si parla di “perdita del desiderio creativo” cioè di quella “perdita e tristezza che hanno portato la nostra società ad abbandonare un tipo di educazione fondato sul desiderio”. L’educazione dei più giovani non è più un invito a desiderare, il mondo si educa in funzione di una minaccia , si insegna a temere il mondo, a uscire indenni dai pericoli incombenti .
Insomma prevale anche qui la cultura della paura. Ecco, io penso che le politiche giovanili in un mondo di poche e sgangherate certezze, di pochissimo ascolto di qualità e una miriade di stimoli al consumo debba fare due cose semplici. Ascoltare e dare forza all’autonomia creativa che si traduce in personali progetti di vita e di libertà.
Ecco dunque che il Piano Nazionale giovani propone un rovesciamento di ottica rispetto al passato. Al centro ci sono cittadini, giovani cittadini a cui non rivolgiamo un singolo settore di intervento, ma sono piuttosto destinatari di molte politiche. Il Piano di azione è una matrice, un prisma attraverso il quale guardare a tutta l’azione del governo. Abbiamo lavorato fianco a fianco con molti ministri. Infatti non c’è politica giovanile senza una squadra che condivida gli stessi obiettivi.
E non è una fotografia statica di quanto fatto, ma un file in continuo aggiornamento contenente ciò che è stato realizzato, ciò che è in fase di realizzazione e ciò, infine, che è in progettazione anche grazie all’azione di altri dicasteri, delle regioni degli enti locali.
Vedete, io sono certa di una cosa: le politiche giovanili così concepite sono a tutti gli effetti politiche di sviluppo. Perché non c’è sviluppo possibile in Italia, senza un investimento nuovo e strategico sui giovani, sulle loro idee, sul loro talento sulla loro energia e sulle loro passioni.
E i giovani sanno meglio di tutti noi quanto sia cambiato il nostro paese, quanto la globalizzazione abbia portato anche a casa nostra nuovi ritmi, nuove scansioni e naturalmente nuove opportunità.
La loro, la vostra vita è cambiata. Non più scandita in 3 fasi distinte e successive: formazione , lavoro , pensione. Oggi le tappe si mischiano, si sovrappongono.
E prima di parlare delle singole azioni del piano giovani è inevitabile partire dalla grande questione della precarietà esistenziale delle giovani generazioni. Precarietà a cui il governo dell’ Unione si è impegnato a dare risposte molto diverse che in passato attraverso un intervento sulla riforma del welfare, che deve essere ripensato molto profondamente.
Fatemelo dire così: si discute molto, e spesso anche ideologicamente di famiglia, di politiche per la famiglia. Ma se vogliamo invertire il quadro , se vogliamo che nuove famiglie si formino dobbiamo invertire le priorità e occuparci di offrire tutele e garanzie a quei ragazzi che passano da un contratto all’altro, e arrivano a 40 anni senza aver potuto mettere su famiglia. Se davvero vogliamo favorire la nascita di nuove famiglie dobbiamo innanzitutto evitare che la flessibilità si trasformi in precarietà senza fine e dobbiamo favorire l’accesso dei giovani alla casa. La migliore politica per la famiglia è aiutare le famiglia a far crescere prima i loro figli, a farli uscire di casa così che possano mettere su nuove famiglie.
Dobbiamo accompagnare la vita dei giovani con un welfare ripensato per loro, in cui la flessibilità (che è necessaria e insostituibile se vogliamo essere competitivi nel mondo) costi per il prezzo giusto , e in cui nuovi ammortizzatori sociali accompagnino una vita lavorativa inevitabilmente discontinua.
Le iniziative del Pogas in materia di politiche giovanili
I provvedimenti in favore dei giovani
L'accordo tra il POGAS e l'ABI
Il Codice etico e le iniziative del Pogas
Le iniziative del Pogas in materia di sport
I provvedimenti in favore delle attività sportive
Le agevolazioni fiscali per lo sport dilettantistico e le famiglie
L'intesa tra il POGAS ed il Ministero della Salute