Lavoro
Dunque la prima grande questione è il lavoro. Il tema è bollente. Il problema è serio, quasi emergenziale. I dati sull’occupazione giovanile in Italia parlano chiaro: tra i 20 e i 30 anni il tasso d’occupazione italiano è inferiore di 10 punti rispetto alla media degli altri paesi UE. E c’è un altro dato che spaventa: secondo l’ISFOL i giovani italiani stabilizzano il loro posto di lavoro sempre più tardi, cosicché oggi l’età media a cui si accede a un posto di lavoro stabile è 38 anni.
Questo governo punta a fare ripartire l’economia e con essa l’occupazione perché la preoccupazione principale delle generazioni più giovani, che voi ragazzi conoscete bene, è il lavoro che non c’è o, nella migliore delle ipotesi, il lavoro che quando c’è è atipico, instabile, intermittente, “a gettone”. E questa precarietà sta inchiodando troppi ragazzi a un’incertezza strutturale che divora futuro.
Senza un lavoro stabile e degnamente retribuito fate inevitabilmente fatica a lasciare la famiglia di origine e a costruirvene una propria; senza un lavoro stabile e degnamente retribuito le giovani coppie non trovano il coraggio di regalarsi l’esperienza della maternità e della paternità; senza un lavoro stabile e degnamente retribuito le banche non vi consentono di accendere un mutuo per acquistare o anche solo affittare una casa, o più semplicemente un frigorifero, un televisore, una macchina.
Agevolare l’accesso dei giovani al mondo del lavoro è quindi il primo grande obiettivo del Piano Nazionale Giovani che condividiamo con il ministro del lavoro. Per fare questo è necessario, da un lato, contrastare efficacemente i processi di precarizzazione, dall’altro, rompere i colli di bottiglia che impediscono ai giovani l’accesso al mondo delle professioni e del lavoro. Alcune di queste piste le abbiamo già aperte con la finanziaria:
Voi sapete che il problema del lavoro e il problema di produrre occupazione di qualità, non precaria, è stato il tema centrale della nostra azione di Governo quando abbiamo deciso di declinare in modo selettivo quella manovra che ha costituito uno degli assi portanti della nostra Finanziaria, la riduzione del cuneo fiscale, con la scelta di destinarne i benefici solo a quelle imprese che investono sulla stabilizzazione del posto di lavoro dei propri dipendenti. E in Finanziaria abbiamo costituito anche un Fondo per la stabilizzazione dei lavoratori precari, per trasformare in contratti a tempo indeterminato i contratti precari di molti giovani lavoratori italiani .
Il ministro Damiano sta facendo un eccellente lavoro e già alcune circolari hanno prodotto processi di stabilizzazione. Penso ai call center.
E, ancora, abbiamo immaginato una misura come quella del “patto generazionale” tra lavoratori in uscita e in entrata: la possibilità per i lavoratori over 55 di trasformare il proprio contratto di lavoro in part-time, per lasciare spazio all’assunzione di un giovane lavoratore, di cui il più “anziano” diventa il tutor.
Ma fatemi dire che la misura più importante finora assunta dal governo è l’estensione dei diritti di maternità e malattia ai lavoratori parasubordinati e atipici. Perché continuare a tuonare contro le famiglie che non fanno figli quando poi non si riconosce alle donne il diritto di conciliare la scelta della maternità con la scelta di diventare madre?
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