Accesso alla formazione
Ma vedo tra di voi anche molti giovani probabilmente ancora alle prese con la formazione scolastica e universitaria e sono ben consapevole che quella dell’accesso alla formazione, del raccordo tra formazione ricerca e mondo del lavoro è un’ altra grande sfida delle politiche giovanili ed è, infatti, un capitolo centrale del Piano Nazionale Giovani.
Qui dobbiamo recuperare un ritardo storico e recente. E va detto fin d’ora che il Governo ha dato risposte non pienamente sufficienti al problema del rafforzamento delle risorse da indirizzare a favore di Formazione e Ricerca, fattori strategici per lo sviluppo del Paese.
Proprio per questo, mi sembra positivo che nello stesso accordo sui 12 punti intervenuto per dare slancio all’iniziativa del Governo nei prossimi mesi sia stata dedicata una specifica attenzione a questo tema.
Il valore del titolo di studio in Italia sta diminuendo. Secondo i dati Eurostat, il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 20 e i 29 anni è pari al 24% tra i laureati, 13% tra chi ha un titolo di studio medio e 10% tra chi ha un titolo di studio basso. Situazione completamente diversa dal resto dell’Europa con il 9,3% di disoccupati tra i laureati, 14% tra chi ha un titolo medio e 20% tra chi ha un titolo basso.
È, dunque, sul grande capitolo del rapporto tra formazione e mondo del lavoro che dobbiamo investire, ristabilendo ponti solidi di collegamento tra i due ambiti.
In questo senso, il Ministero per le Politiche giovanili è al lavoro con il Ministro della Pubblica Istruzione e il Ministro dell’Università e della Ricerca per perfezionare l’orientamento dei giovani nella scelta dei percorsi universitari (con la prospettiva anche di rilanciare le lauree tecnico-scientifiche, estremamente carenti nel nostro paese), incrementando gli stages professionali e rafforzando gli strumenti di sostegno economico alla formazione.
Peraltro in questi mesi abbiamo lavorato e stiamo per concludere un Protocollo d’intesa con l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) proprio con l’obiettivo di facilitare e sostenere i processi di crescita e formazione dei ragazzi. E, in questo accordo, abbiamo previsto anche forme di prestito d’onore 1) fino a 3.000 euro per il pagamento delle tasse universitarie per gli studenti compresi tra i 18 e i 30 anni; 2) fino a 30.000 euro per la partecipazione a master post laurea per i giovani di età compresa tra i 23 e i 35 anni.
Un’ultima cosa voglio dirla sul tema della ricerca. Per fare in modo che l’Italia possa tornare a crescere è indispensabile sviluppare la ricerca, l’istruzione e l’innovazione in tutte le forme che consentano di convertire la conoscenza in valore aggiunto. La Finanziaria 2007, lo sappiamo tutti, è stata una manovra impegnativa. Ma alcuni chiari segnali sono stati dati in questa direzione.
Grazie al piano triennale di assunzione dei ricercatori, ad esempio, e allo sblocco del turn over molti giovani studiosi potranno finalmente avere la certezza di accedere all’Università senza dover cercare altrove il proprio futuro professionale e senza dar vita a quella fuga dei cervelli che è un fenomeno insopportabile e insostenibile per il nostro sistema-Paese, che politiche oculate devono porsi l’obiettivo di frenare il più possibile.
Queste misure rappresentano uno dei punti qualificanti della recente manovra economica, anche se occorre sottolineare che essa, malgrado i ben noti vincoli di compatibilità economica da cui ha preso le mosse, in materia di investimenti nei settori dell’Università e della Ricerca appare ancora largamente insufficiente rispetto a quanto sarebbe doveroso fare per investire su reali e concreti processi di sviluppo della nostra economia. Per questo ritengo che parte cospicua dei proventi del cosiddetto dividendo fiscale risultante dalle crescenti entrate dovrebbe essere destinata in tal senso.
Consentire che nuove risorse accedano all’università ci permette, inoltre, di intervenire su un’anomalia dell’università italiana che riguarda il ricambio generazionale del personale accademico e che ci segnala un’indagine del Miur: l’Italia è uno dei paesi con il più alto numero di docenti ultracinquantenni (42%). Al contrario, i giovani docenti italiani sotto i 35 anni sono solo il 4,6% contro il 16% del Regno Unito e l’11,6% della Francia.
Le iniziative del Pogas in materia di politiche giovanili
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Le iniziative del Pogas in materia di sport
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