Accesso alla politica
Ho lasciato il tema dell’accesso dei giovani alla politica per ultimo, anche se so che è quello che appassiona maggiormente la gran parte di voi. So, infatti, di rivolgermi a una platea di ragazze e ragazzi che vogliono fare dell’impegno per affermare e diffondere il principio della cittadinanza attiva e dell’impegno politico nelle istituzioni una parte importante della propria vita. E so che voi sapete bene di cosa parlo quando faccio riferimento alla necessità ormai improrogabile di avviare un ricambio generazionale in questo Paese.
I dati parlano chiaro e li conoscete: nella XV legislatura i deputati under 39 sono appena l’8,1%, in calo rispetto al 10,9% della passata legislatura e al 21, 3% della legislatura ‘94-’96. Solo se guardiamo agli amministratori locali il dato migliora un po’: in Italia ci sono 26.000 giovani amministratori locali, ¼ del totale.
Nel complesso esiste nel nostro Paese un deficit di rappresentanza, di cui il nostro Ministero vuole e deve farsi carico.
Come?
Innanzi tutto valorizzando le straordinarie esperienze di associazionismo giovanile già esistenti e dotando le associazioni giovanili di strumenti nuovi ed efficaci per incrementare il proprio protagonismo nella vita politica nazionale. Il mondo ricco e variegato dell’associazionismo giovanile italiano conta un centinaio di organizzazioni di dimensione nazionale e una galassia di aggregazioni locali che costituiscono una vera forza trainante della nostra società civile.
Esiste una realtà trasversale e altamente rappresentativa come quella del Forum Nazionale Giovani, che attualmente rappresenta l’associazionismo giovanile nazionale in sede europea e che ha dimostrato tutto il suo fattivo attivismo anche nella gestione di parte dei progetti europei come, ad esempio, la campagna All different, all equal.
Esistono poi le organizzazioni giovanili di partito, non tutte rappresentate nel Forum, ed esistono le associazioni studentesche o le associazioni giovanili di volontariato sociale o le associazioni giovanili sportive. Ed esistete voi: le Consulte giovanili, veri e propri organi di rappresentanza locale dei giovani, consiglieri delle politiche giovanili sui territori locali, tuttavia non ancora omogeneamente presenti nel territorio nazionale. Ma è fondamentale che il processo di coinvolgimento dei giovani sia esteso anche ai movimenti e alle organizzazioni informali, insomma a tutti i giovani, anche a coloro che sono fuori dai circuiti dell’associazionismo giovanile e dei movimenti politici organizzati.
Al tema della partecipazione, quindi, è indispensabile aggiungere quello della rappresentanza. Su questo tema, come sapete, ci confronteremo ampiamente nel pomeriggio, ma io voglio fin da subito ricordare a tutti noi un dato: l’Italia è uno dei pochissimi Paesi che non ha una rappresentanza strutturata nell’European Youth Forum, la cabina di regia delle politiche giovanili a livello europeo.
Questo dato ci ricorda che dobbiamo metterci al lavoro per dotare il nostro Paese e anche il nuovo Ministero per le politiche giovanili di un interlocutore istituzionale a livello nazionale. Penso ad un interlocutore che non si sostituisca alle forme di rappresentanza già esistenti e non esaurisca l’esercizio di dialogo e ascolto che il Ministero continuerà a garantire a tutte le realtà giovanili del Paese, organizzate e non, formali e informali, ma che allo stesso tempo assicuri un confronto snello, flessibile, periodico e sistematico su tutti i temi contenuti nel Piano Nazionale Giovani.
Il Ministero per le Politiche giovanili, insomma, ravvisa per l’Italia la necessità di dotarsi di un organo consultivo, una Consulta Nazionale dei giovani italiani che sia qualcosa di più di una “consulta delle consulte”, rappresentando il più possibile le realtà giovanili che fanno politica in questo Paese, che ho prima provato a passare in rassegna.
Sulle modalità di istituzione della Consulta Nazionale inizieremo a discutere nel pomeriggio e avremo modo di riflettere nei prossimi mesi. Quel che è certo è che sono state presentate diverse proposte di legge di iniziativa parlamentare rispetto alle quali, come Ministero, ci poniamo in termini di confronto e dialogo anche perché non vi è un tema che come questo ravvisi l’esigenza di un confronto quanto più possibile aperto e partecipato.
Posso assicurarvi, insomma, che non c’è da parte nostra alcuna intenzione di muoverci in modo dirigistico né di calare dall’alto sulla variegata, complessa e feconda realtà dell’associazionismo giovanile italiano un organo imposto e lontano dalle reali esigenze di partecipazione sentite nel tessuto reale del Paese. Il processo che ci vedrà arrivare alla Consulta Nazionale sarà senza alcun dubbio il più inclusivo possibile.
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