Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
L.go Chigi 19 - 00187 Roma

Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

Area Media » Articoli

Il Riformista 28 mar. 2008 - Fazzoletti bianchi per il Tibet

Salta il contenuto

Foto del Dalai LamaCaro direttore,
un fazzoletto bianco in molti paesi orientali, come in Cina, può simboleggiare un lutto, testimoniare un dolore. Dalle nostre parti sventolare un fazzoletto bianco è di solito un segnale di emergenza. Tutti e due i significati si accordano bene con quanto sta avvenendo in Tibet, anche se sapere cos’è che esattamente accade sta diventando sempre più difficile. E la sorte dei monaci - al centro, come in Birmania, di una violenta repressione - insieme a quella dei civili che manifestano il proprio dissenso, desta non poche preoccupazioni.

 Quello che è certo è che se in Tibet non si fa chiarezza quanto prima sulle violenze di queste ultime settimane in maniera trasparente, per esempio tramite un’inchiesta da parte di una commissione internazionale, e soprattutto se le autorità cinesi non interrompono la repressione e l’isolamento a favore del dialogo, la comunità internazionale non può voltare lo sguardo dall’altra parte.

Non avrebbe potuto farlo in ogni caso, ma a maggior ragione nell’anno in cui i Giochi olimpici si svolgono a Pechino.
Sia chiaro: nemmeno il Dalai Lama vuole il boicottaggio delle Olimpiadi e noi, come hanno detto in molti, non vogliamo essere più tibetani di lui. Le Olimpiadi sono sempre state una straordinaria occasione di incontro tra popoli e culture, un evento in cui i valori sportivi e umani prevalgono sulle divisioni, e i cittadini di tutto il mondo riescono a partecipare, oltre ogni ulteriore distinzione, di quel senso di comune appartenenza al genere umano che sta alla base della fratellanza e della pace

Peraltro, sarebbe ingiusto scaricare compiti che spettano alla politica sulle spalle di atleti che, a costo di enormi sacrifici, si preparano duramente da anni per questo evento.
Il popolo cinese merita le Olimpiadi. Ma Pechino deve dimostrare al mondo di essere un buon ospite dei Giochi. Le Olimpiadi sono un’occasione di confronto che può evitare l’innalzarsi di una nuova muraglia tra la Cina e il mondo: i riflettori accesi e puntati sull’intero Paese, i reporter che, come dagli accordi presi con il Comitato olimpico, potranno essere liberi di muoversi ovunque, l’apertura di Internet.

Ecco perché, per come la vedo io, non è il boicottaggio la soluzione. E, tuttavia, in questo quadro difficile, va ricercato e trovato dalla politica internazionale il modo mgliore per ingaggiare la Cina nel dialogo affinché questo grande Paese, che sta dimostrando una stupefacente vitalità economica e tecnologica, continui ad aprirsi al mondo sui temi della libertà, della democrazia e dei diritti umani.

Proprio oggi, di fatto, dopo la seduta di mercoledì del Parlamento europeo, i ministri degli esteri Ue hanno in agenda la questione tibetana.
Sarà molto importante che sul da farsi l’Europa trovi una sola voce e una posizione comune. Se nelle prossime settimane non si saranno fermate le violenze e non si riannoderà il filo del dialogo, siano i governi e le istituzioni a esprimere una posizione forte non facendo presenziare loro rappresentanti alla cerimonia di apertura e alle gare dei Giochi, come prospettato da Nicolas Sarkozy, che, tra l’altro, durante le Olimpiadi sarà presidente di turno dell’Unione europea.

In ogni caso, il dialogo che l’Europa deve con tutte le sue forze chiedere non potrà non vedere come protagonista il Dalai Lama, che non ha mai messo in discussione né lo svolgimento dei Giochi (anzi) né l’integrità territoriale cinesi. Egli non chiede l’indipendenza per il Tibet ma la semplice libertà religiosa, il rispetto per l’autonomia culturale e per la intensa spiritualità di un grande popolo la cui cultura è un’immensa ricchezza per tutta l’umanità.
Per contro, in questi giorni, le autorità cinesi lo stanno accusando addirittura di terrorismo, e questo è intollerabile, come ha ribadito ieri anche il Presidente dell’Europarlamento Hans Poettering.

Per quanto poi riguarda l’Italia, in mancanza di segnali concreti dalla Cina, mi auguro che chiunque vinca le elezioni di aprile non accompagni la delegazione degli atleti a Pechino, dando così un segnale politico chiaro. E sarebbe bellissimo se gli atleti, gli sportivi, i turisti e gli spettatori italiani (e, mi auguro, non solo loro) raccogliessero in massa l’invito del Riformista, mostrando un fazzoletto, un nastro, una fascia, o un cappellino bianco. Io l’ho già fatto, indossando da ieri una sciarpa bianca in tutte le iniziative di campagna elettorale che sto svolgendo in Liguria e nel Lazio.

Come ho spiegato all’inizio, è un bel modo per esprimere due necessità: l’urgenza della fine della violenza e dell’apertura in tema di diritti umani, unita alla testimonianza della partecipazione del dolore e delle difficoltà di un popolo.
Un modo per tenere sempre a mente che, come una volta ha detto il Dalai Lama “l’unico modo di risolvere le divergenze è il dialogo, la comprensione umana e l’umiltà. Dobbiamo capire che la pace vera nasce dalla comprensione reciproca, dal rispetto, dalla fiducia. E che non esiste una via per la pace: la pace stessa è la via”.

Giovanna Melandri
Ministro per le Politiche giovanili e le Attività sportive

 

 

Torna all'inizio della pagina