Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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Il Corriere della sera 26 set. 2006 - “SCELTA AL PAZIENTE FINO ALL’ULTIMO ISTANTE DI COSCIENZA”

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ROMA - “La parola eutanasia non mi piace”, dice il ministro per le politiche giovanili Giovanna Melandri.
Perché?
“Non credo che si debba parlare di interruzione volontaria della vita. Guai a varcare quella soglia. La vita è un dono sacro, per credenti e non credenti”.


Ma la discussione aperta da Piergiorgio Welby e dal presidente Napolitano può essere utile?
“Potrebbe avere due effetti molto importanti. Il primo è infrangere il tabù della morte. Una società che torni a parlare della morte può ritrovare la dimensione sacra della vita”.
Il secondo?
“Avviare un ragionamento al di là degli schieramenti, senza destra né sinistra, senza governo e opposizione, senza credenti e non credenti. Davvero, un’occasione da non perdere: dimostrare che in Italia siamo ancora capaci di questo”.
Ma discutere di che cosa?
“Sullo sfondo c’è una grande questione del nostro tempo, quella della società tecnologica e delle sue ombre. Da una parte la medicina trova i farmaci contro l’Aids, suscita speranze. Dall’altra “medicalizza” la morte, o potremmo dire “si accanisce contro di essa”, mantenendo una condizione di non vita e non morte”.
Questo è lo sfondo. E la sostanza?
“La sostanza è il testamento biologico, dare rilievo alla volontà espressa dal paziente, come dice la Convezione sui diritti umani dell’Unione europea. Estendere il principio del consenso informato”.
Quindi, la possibilità di interrompere cure non necessarie?
“Sì, di interrompere il cosiddetto “accanimento terapeutico”, sulla base di indicazioni del paziente. In questo modo si dà un supporto alle decisioni dei medici, non si lasciano soli. Negli Stati Uniti si chiama living will ed esiste da trent’anni. Ci terrei a inserire una clausola precisa”.
Quale?
“Che il “testamento” si può cambiare fino all’ultimo momento di coscienza. Ciò che si ritiene giusto oggi, può essere diverso domani “.
Sarebbe questo un primo passo per arrivare poi all’eutanasia?
“No, fermiamoci qui. Attestarsi su questo è saggio e rispettoso”.
In Olanda e in Svizzera sono invece andati oltre.
“Si tratta di Paesi con culture politiche e religiose diverse dalle nostre. Credo piuttosto che si dovrebbe affrontare un altro problema: quante persone non riescono a morire nel proprio letto? Di solito è fredda e meccanica la fine in ospedale. Non nascondiamo la morte, teniamola nella rete delle relazioni e dei legami affettivi, nelle famiglie “.
Deve occuparsi il Paese di questi argomenti?
“No, è tutta materia di confronto parlamentare”.
Senza pronunciare la parola “eutanasia”
“Senza”.
Certo, il testamento biologico non risolverebbe il caso di Piergiorgio Welby…
“Lo so, ma esistono anche casi molti diversi. E Welby ha sollevato un velo…”.
Ds e Margherita hanno preso posizioni diverse in questi giorni. E anche fra i Ds…
“Io penso che su tale questione si deve riconoscere l’assoluta libertà di coscienza, al riparo da ogni forma di politicismo. Il testamento biologico, comunque, è nel programma dell’Unione”.
E’ stato anche detto che del tema i politici non dovrebbero proprio occuparsi.
“Questa è un’opportunità preziosa per la classe politica italiana: dovremo essere capaci di metterci tutti in gioco, di entrare in relazione con i sentimenti profondi del Paese e con interrogativi che non concedono risposte semplici”.
Ciascuno parlando a titolo personale.
“Si, e se l’Italia offrirà un confronto maturo e sincero, sarà stata data una risposta di alto livello al Capo dello Stato”.

Andrea Garibaldi

 

 

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