ROMA - “Noi del comitato promotore del referendum abbiamo già ottenuto un grande risultato: che si sia avviato il dialogo tra gli schieramenti per cambiare la legge elettorale”.
Ma il calendario incombe: il 24 aprile anche lei, ministro Melandri, comincerà a raccogliere le firme in quanto esponente del comitato referendario o seguirà il consiglio del segretario del suo partito Piero Fassino a “non cavalcare il referendum”?
“Il referendum non va cavalcato, come stanno facendo nel centrodestra, ma non va neppure demonizzato. Di fronte a una proposta di legge che supera l’attuale legge elettorale riterrei inutile raccogliere le firme. Ma non basta un vertice o un pranzo ad Arcore”.
Che cosa ci vuole per “sospendere” il referendum?
“Ci vuole una proposta di legge condivisa che ci faccia tornare davvero verso il sistema maggioritario. In quel caso io sono pronta a fare le valigie dal comitato in un minuto. Al contrario, se non c’è la proposta di legge, io sto bene dove sto. A quel punto la parola torna agli elettori che ci diranno che cosa pensano di questa legge elettorale. Ma il referendum è un mezzo e non un fine, non bisogna averne paura”.
Sono in molti nel centrosinistra che ce l’hanno. E non sono solo i piccoli partiti…
“C’è un anno di tempo prima che si possa celebrare il referendum, in tutto questo tempo è possibile anche fare la riforma. Il referendum resta uno strumento di pressione importante per cambiare questa legge elettorale orribile. Ricordo che noi dell’Unione abbiamo promosso l’anno scorso le primarie in una chiave di reazione al pasticcio elettorale del centrodestra, approvato a maggioranza sei mesi prima delle elezioni politiche. Abbiamo tuonato in tutte le piazze impegnandoci a cambiare questa legge elettorale che non a caso abbiamo soprannominato il “porcellum”".
E invece adesso Ds e Margherita e gli altri partiti dell’Unione fanno la parte di quelli che non vogliono il referendum.
“Ma anche l’intesa in Parlamento può essere un’occasione importante per la maggioranza perché possiamo dimostrare di avere rispetto di istituzioni e cittadini, al contrario di Berlusconi e, della sua maggioranza che nella scorsa legislatura non lo ebbero. Naturalmente ora bisogna che la riforma elettorale che scaturirà dalla convergenza parlamentare sia “adeguata”".
Cosa intende per “adeguata”?
“Che sia condivisa e che cambi sostanzialmente l’attuale sistema introdotto dal centrodestra a sei mesi dal voto. Non ci basta un lifting del porcellum”.
La proposta Chiti la soddisfa?
“Ho visto i take di agenzia ma non la conosco e non commento voci. Aspetto che ci venga proposto un testo scritto. Però sostengo il lavoro del ministro Chiti”.
Il presidente del comitato promotore Giovanni Guzzetta dice che per quel che si capisce ora la proposta di Chiti e quella di Calderoli “sono variazioni della legge attuale” e dunque non rendono inutile il referendum.
“Io parlo per me. Non credo che si possano commentare dei take di agenzia. Per essere adeguata la riforma deve avere alcuni caratteri: deve essere un cambiamento profondo, che preveda il premio di maggioranza e il bipolarismo, restituisca agli elettori il diritto di scelta, e contenga l’indicazione diretta del premier”.
Il ministro Chiti e il vicepremier Rutelli hanno detto che rischia di “sfasciare” il Partito democratico.
“Non condivido. Apprezzo il lavoro di Chiti ma su questo punto sono in dissenso. Il referendum ha un’altra funzione. E il partito democratico ha bisogno di una grande stagione di partecipazione popolare”.
Il referendum oggi è più vicino o più lontano?
“Bisogna domandarsi se la legge elettorale è più vicina o più lontana”.
E la risposta?
“La legge elettorale è più vicina e il referendum è più lontano”.
Gianna Fregonara
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