Un intervento immediato, con l’attuazione del decreto Pisanu riveduto e corretto. Una fase intermedia, con la nascita e l’addestramento delle security private che dovranno prendere il posto della polizia negli stadi.E un obiettivo di più lungo termine, ma fondamentale: stadi nuovi o totalmente ristrutturati, adatti alle famiglie e tipo shopping mail.
Sono questi i tre passaggi che il ministro dello Sport Giovanna Melandri vuole percorrere, “per trasformare una tragedia in un’opportunità”.
Primo step, stadi chiusi finché non sono in regola. Senza deroghe e senza proroghe?
“Senza deroghe e senza proroghe. Il decreto Pisanu aveva come suo limite proprio quello di prevedere possibili proroghe e di non specificare bene chi dovesse farsi carico dei costi di adeguamento. Adesso le cose sono state chiarite”.
Quindi chi deve pagare questi lavori?
“La responsabilità appartiene interamente ai club. Se poi questi
riescono a ottenere una partecipazione degli enti locali, meglio per loro. Ma un’eventuale mancata intesa con gli enti locali non può diventare un alibi:lo stadio che non è in regola resta chiuso
finché non ha i prefiltraggi, i tornelli,i biglietti nominali, la videosorveglianza e tutto quello che prevede la legge”.
Secondo passaggio: gli steward al posto della polizia.
“Sì, penso che presto la futura security dei club possa iniziare a essere selezionata e addestrata, in modo che entri in funzione già negli stadi vecchi che si mettono in regola. Il Coni si è offerto per la formazione di questi steward, che poi però dovranno essere stipendiati dai club”.
Terza fase, la più difficile: rifare gli stadi “all’inglese” o costruirne di nuovi. E qui i presidenti piangono miseria, dicono che non hanno i soldi…
“Non si può certo pensare che sia lo Stato, cioè la collettività, a farsi carico di queste spese. Ma secondo me una strada si può trovare…”.
Quale?
“Nella legge in via di approvazione sui diritti televisivi è previsto che, dal 2010, una parte dei proventi (dal 3 al 5 per cento) sia destinata ai vivai e allo sport sul territorio. Ma questa norma entra in vigore appunto solo nel 2010. Ecco: perché in questa fase transitoria non destiniamo il 5 per cento dei diritti tv al Credito sportivo, in modo che questo possa erogare prestiti a tassi superagevolati ai club per costruirsi uno stadio nuovo o acquistare e ristrutturare quello vecchio? Su 800 milioni l’anno di diritti tv complessivi, fanno 40 milioni, che non è male. E a questi si potrebbero aggiungere i 20 milioni già accantonati nell’eventualità che all’Italia siano assegnati gli Europei del 2012. Così i club troverebbero i soldi senza costi per la collettività”.
Quanto tempo ci vorrebbe?
“Se tutti fanno la loro parte, entro cinque anni si possono avere stadi per famiglie in tutte le maggiori città italiane”.
Alessandro Gilioli
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