“Un piano per smammare”, è nella testa e sul computer di Giovanna Melandri, ministro per i giovani e lo sport: una serie di proposte che consentano ai ragazzi di affacciarsi alla vita attiva ed emanciparsi.
Smammare? Ma se stanno in casa fino a 30 anni è perché non possono andarsene. Allora?
“Abbiamo iniziato un confronto con l’Associazione bancaria italiana per agevolare il credito ai giovani per l’affitto e l’acquisto della prima casa, ma anche per verificare la possibilità di ricorrere al credito per finanziare gli studi”.
Seconda questione: non se ne possono andare se non trovano uno straccio di lavoro che non sia lo stillicidio dei call center.
“I ragazzi devono poter accedere ad un lavoro sapendo che la flessibilità in entrata non è il primo passo verso una precarietà senza tempo, ma va piuttosto nella direzione di una maggiore stabilità”.
Se tocca la legge Biagi verrà fischiata dagli imprenditori…
“Allora che fischino anche Draghi dato che ha detto le stesse cose. Posso citare: ho qui il testo della sua relazione. Quella legge, al di là delle buone intenzioni, ha mostrato alcuni limiti ed è stata percepita male di giovani. Trovare un accordo con le parti sociali non credo sia difficile”.
Su quali basi?
“Si potrebbe pensare ad un sistema di incentivi per chi trasforma in stabili i contratti precari. Se ne sta parlando in questi giorni. So che esistono delle resistenze, ma confido nel confronto”.
E l’accesso alle professioni, roccaforte degli adulti?
“É una cosa a cui dobbiamo lavorare insieme al collega Mastella. Nessuno vuole abolire gli Ordini professionali. Ma questo sistema di barriere non può restare così com’è”.
Passiamo alla politica? Non mi pare un terreno così aperto per i giovani (come non lo è per le donne). Tutti li vogliono, ma a patto che non insidino il cadreghino di nessuno.
“Nei fatti è così. Però, poiché sta nascendo un nuovo soggetto, il partito democratico, io vorrei che fosse fatta una scelta politica nella selezione della sua classe dirigente: un terzo delle presenze vorrei fosse riservato agli uomini, un terzo alle donne e un terzo a uomini e donne sotto i quaranta”.
Come valorizziamo una generazione molto più prepa rata della precedente, poliglotta, e capace di utilizzare le nuove tecnologie? Tenendola a bagno maria o lasciandola scappare all’estero?
“In queste settimane mi sono molto documentata, e mi ha colpito proprio il grande investimento in formazione che è stato fatto sui giovani, da parte delle famiglie e della scuola”.
Sono, insomma, una risorsa ma sottoutilizzata?
“Di più: sprecata”.
E allora?
“Con i colleghi Fioroni e Mussi dobbiamo studiare un piano per far rientrare i cervelli, per attirare in Italia quelli che vogliono venire a studiare e fare ricerca, per allargare la base dei giovani ricercatori tenuti fuori dal sistema troppo a lungo”.
E i soldi?
“Quelli ci sono e non ci sono a seconda delle scelte politiche che si fanno. Per questi obiettivi non penso solo a finanziamenti pubblici, ma anche a progetti mirati che coinvolgano i privati e consentano di accedere a risorse comunitarie”.
Raffaello Masci
Le iniziative del Pogas in materia di politiche giovanili
I provvedimenti in favore dei giovani
L'accordo tra il POGAS e l'ABI
Il Codice etico e le iniziative del Pogas
Le iniziative del Pogas in materia di sport
I provvedimenti in favore delle attività sportive
Le agevolazioni fiscali per lo sport dilettantistico e le famiglie
L'intesa tra il POGAS ed il Ministero della Salute