Giovanna Melandri potrebbe essere cento Giovanne Melandri. Sarebbe comunque sfinita. “Perdona ministro, ma è il Coni… ” supplica Paola Natalicchio, nuova portavoce. Dopo un attimo un’altra corsetta di un’altra signorina alla scrivania, è Lucia Urciuoli, da sempre ombra di Melandri e oggi più che mai pezzo forte del ministero: “È il ministro Damiano, Giò, e ha urgenza”. Giovanna risponde. Sorride. Poi risponde ancora. intanto ascolta le domande, rifinisce il nuovo progetto sugli affitti degli studenti fuorisede, poi quello dei crediti ai giovani artisti.Ma veloci, per favore, perché fuori qualche eccellenza del calcio aspetta impaziente. Altro che ministero che non c’è. In sei mesi questa “erinni ministra” dello Sport e delle politiche giovanili ha messo su una squadra che ha inventato mille progetti per i giovani, li manda in porto, fa comunella con gli altri ministri. Ma poiché Giovanna finì al suo ministero proprio durante i Mondiali di calcio e per questo fu tacciata di troppa vetrina sportiva, ecco che vuole raccontare cosa, in sei mesi, è stata capace di fare solo per i giovani italiani. “È il primo bilancio di un ministero nato dal nulla. Prima di tutto le nostre politiche giovanili dicono no all’assistenzialismo e all’inutile paternalismo. I nostri progetti nascono invece per rafforzare l’autonomia dei giovani e la libertà della loro creatività. Attenzione, l’Italia ci consegna un dato allarmante: 4 milioni e mezzo di giovani dai 25 ai 35 anni vivono ancora a casa con mamma e papà, il che rallenta la soglia dell’emancipazione e dell’entrata nel mondo del lavoro. Per non parlare del precariato, così oceanico che è impossibile da quantificare. Risultato: una società rigida con i giovani che hanno bisogno di abbattere ostacoli immensi. Quello dell’accesso alla casa, alla cultura, al credito, del dispiegamento della loro creatività”.
Una battaglia contro l’Italia mammona?
Lei scherza, ma nessun paese europeo vede giovani così arroccati nella famiglia. Invece con questa Finanziaria abbiamo aperto una nuova pista, dando a tutti i ragazzi che studiano in altre città, dunque a molti, la possibilità di detrarre dal reddito delle loro famiglie le spese di affitto per la casa fuori sede fino a 2.600 euro all’anno. Io credo che lavorare su una fiscalità di vantaggio sia una strada innovativa ed efficace e che può portare i ragazzi italiani dove li guida il loro talento.
Dunque Giovanna Melandri come madrina del fisco amico per i giovani?
Esatto, o meglio ancora come la madrina di una sorta di paradiso fiscale, non per evasori ma per giovani talenti. Ed ecco un’altra novità della Finanziaria: tutti gli under 35 che producono reddito dal diritto di autore (musicisti, registi, artisti, ma anche tutti coloro che depositano un brevetto scientifico) potranno detrarre fino al 40 per cento dalle spese di produzione dell’opera dell’ingegno. Ho raccontato questa novità alla fiera della piccola editoria di Roma, qualche giorno fa, e mi pare che l’idea sia piaciuta parecchio.
E per i giovani musicisti niente?
Ce n’è anche per loro. Soprattutto per quel segmento del mercato che riguarda le etichette indipendenti che avranno un credito d’imposta di 100 mila euro all’anno per la produzione di opere prime e seconde. In pratica per tutti i musicisti emergenti. Alla fine questa Finanziaria quanto vi ha dato? In tutto 120 milioni di euro all’anno per i prossimi tre anni. Allora il suo non è un ministero sen¬za portafoglio… Non è male per partire. Ma abbiamo dovuto costruire un dicastero da zero e investiamo i nostri fondi in progetti in cui crediamo.
È vero che siete tutte donne?
Falso. Il gruppo delle ragazze è folto, lo ammetto, e le due dirigenti del nuovo dipartimento Giovani e sport sono donne, anche se il capo dipartimento è un uomo sotto i 45 anni.
Si dice che sia riuscita a coinvolgere nei suoi progetti molti ministri di qualunque colore.
Vero, ma era ora. Perché non fare squadra con tutti quei ministeri che pos¬sono aiutare le politiche giovanili? Così con il ministro della Giustizia Clemente Mastella dopo qualche scaramuccia iniziale ci siamo ritrovati assieme nel costruire le riforme degli ordini professionali, cioè togliere i tappi dall’accesso alle professioni e aprire spazi per i giovani. Con il ministro del Lavoro Cesare Damiano stiamo lavorando per ridurre il lavoro precario. Lo sa che gli italiani arrivano a un contratto di assunzione stabile mediamente solo dopo i 38 anni? Ma l’unione fa la forza e abbiamo costituito un fondo che serve alla stabilizzazione del lavoro. Il ministro Damiano è già intervenuto sui lavoratori dei cali center, da sempre precari! Poi c’è una piccola rivoluzione…
Ha convinto Romano Prodi a vestirsi da Babbo Natale per una platea di giovani la notte di San Silvestro?
Non ancora. Abbiamo esteso a tutti i giovani lavoratori e soprattutto alle lavoratrici atipiche con contratto a tempo le indennità di maternità e malattia. Fino a questa Finanziaria queste tutele erano di fatto inesistenti. Infine, sempre con il ministro del Lavoro condividiamo un’idea. Titolo: patto generazionale. Un lavoratore over 55 trasforma il suo lavoro a tempo pieno in un contratto part time per far assumere un ragazzo, di cui diventa anche il tutor. Cioè la sua guida e il suo maestro.
Se non è stanca di elencare nuove idee passerei all’altro ministro coinvolto. È Pierluigi Bersani?
Con il contributo del ministero dello Sviluppo economico abbiamo cominciato a costruire una rete di accordi con le regioni: il primo è stato con la Puglia di Nichi Vendola. Negli accordi sono compresi tutti gli interventi a favore dei giovani, dall’edilizia universitaria agli spazi per la cultura, fino alle borse di studio per gli studenti che una volta finito il loro master si impegnano a tornare nella loro terra.
Riuscirà a mettere in piedi anche il concorso “giovani idee che cambiano l’Italia”?
Per quel concorso è praticamente tutto pronto. Sarà a favore di tutti i giovani creativi italiani. L’”erinni ministra” non ce la fa a finire. Una pattuglia la trascina al prossimo appuntamento. Solo il sesto fra i 12 delle sua lunga giornata.
Stella Pende
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