TORINO. La politica, come le maree, è caratterizzata da cadenzati corsi e ricorsi storici. Qualunque possa essere la semina attuata per la crescita del raccolto, buona o discutibile, nel setaccio della memoria rimarranno i grani della nobile fatica. Gli imbrogli e le perversioni, fatali elementi chimici per un certo modo di gestire la cosa pubblica, finiranno biodegradati. Sicché, sarà ben difficile poter dimenticare intenzioni e opere di un ministero, come quello dello Sport, che in passato si poneva nella coalizione di governo come timido partner dal peso specifico assai lieve.
Dunque, al di là di tutto ciò che potrà accadere in futuro, non si potrà fare a meno di ricordare Giovanna Melandri come un ministro autenticamente presente in prima linea, per il cui sostegno bellezza e simpatia fanno da semplice corollario.
Ministro Melandri, subito con il calcio. Terreno infido e scivoloso anche per la politica.
“Una premessa. Avrei molto desiderato partecipare all’inaugurazione delle Universiadi a Torino, ma proprio a causa del calcio ciò non mi è stato possibile. In aula, infatti, si dibatteva il delicato problema dei diritti televisivi. Una questione che è stata finalmente risolta con la legge approvata l’altro giorno. Il che mi ha permesso di colmare la lacuna dei Giochi universitari e di poterlo fare con animo leggero”.
Nel senso che, in qualità di ministro dello Sport, si ritiene soddisfatta dalle decisioni assunte dal governo sul tema pallone e televisioni?
“Assolutamente sì, in maniera molto ampia. L’equa distribuzione dei diritti renderà più competitivi e più solidi tutti i club. Non solo, consentirà di operare con grande energia per la crescita dei settori giovanili”.
Il gioco del calcio, però, oltre ai quattrini ha assoluto bisogno anche di una nuova immagine e che non sia solamente formale.
“E l’avrà, proprio in virtù del lavoro che sta portando avanti il commissario della Federazione. Il nuovo statuto è solo un aspetto del disegno complessivo. Personalmente esultai dopo la vittoria dei Mondiali a Berlino, ma subito dopo dissi che l’Italia si doveva preparare a giocare una seconda partita ancora più lunga e più difficile. Credo che ci troviamo in prossimità del traguardo desiderato dove troveremo, finalmente, un gioco del calcio sano e soprattutto credibile. E il primo degli effetti collaterali sarà quello di rivedere le famiglie negli stadi”.
Famiglie significa giovani. Giovani vuol dire scuola. Scuola dovrebbe anche tradursi in sport.
“II ministero delle politiche giovanili è pronto ad operare in tal senso. Tra un mese esatto, in tutte le scuole primarie d’Italia partirà la sperimentazione del “tre più tre”, Sei ore la settimana di educazione motoria con le quali abbattere la grave discriminazione, ancora in atto, tra istituti pubblici e privati”.
Un brodino all’ammalato.
“Assolutamente no. Novanta milioni di euro stanziati per le medie superiori non sono un placebo. Il progetto, con il sostegno del Coni e della Federazione, prevede che le scuole rimarranno aperte anche il pomeriggio per dare modo ai giovani di fare sport. Ricordiamoci che, oggi, solamente due ore alla settimana sono destinate all’educazione motoria. Mi rivolgo a tutti i presidi di istituto affinché decidano di concedere a quest’attività il quindici per cento del programma complessivo”.
I costi per le famiglie potrebbero aumentare.
“Ciascun ragazzo, in età compresa tra i 5 e i 18 anni, potrà contare su un supporto economico di 210 curo. L’educazione allo sport, come fatto sociale, deve cominciare fin da piccoli”.
Per arrivare sino all’Università.
“In questo senso abbiamo un grande progetto, per la realizzazione del quale, prestissimo, investiremo ciascun Rettore. L’obiettivo è quello di creare per ogni centro universitario, sia a livello impiantistico che dal punto di vista educativo, autentici campus come quelli che esistono negli Stati Uniti e anche in Cina. Questa assenza rappresenta una gravissima lacuna per la storia e per la cultura del nostro Paese e la vogliamo colmare. Il governo è pronto a grandi investimenti sul piano nazionale.
Il rifinanziamento del credito sportivo, con il ripristino dei 250 milioni di euro cancellati dalla precedente legislatura, è un fatto esemplare e concreto”.
Ministro Melandri, quale segnale è possibile cogliere da queste Universiadi in corso?
“Intanto voglio dire che Torino mi sembra possedere una vocazione innata per la realizzazione di grandi eventi sportivi. Per quel che ho visto e per ciò che avevo avuto modo di osservare nel corso delle Olimpiadi, sia a livello di accoglienza e sia per quel che riguarda gli esiti sportivi, mi piace pensare che questa sia la città per eccellenza in quanto a sport. Qui la coniugazione tra cultura agonistica e impegno sociale mi sembra addirittura perfetta”.
Non solo automobili e pallone, dunque.
“Diciamo dello sport in senso ampio. E sottolineiamo che esistono innumerevoli discipline. Tant’è, in nessuna parte al mondo esiste un ministero solo del Calcio. Olimpiadi e Universiadi hanno dimostrato che la gente può venir catturata e sedotta anche da quegli sport considerati maldestramente minori. Lo stesso governo è consapevole di questo fenomeno, sicché contribuirà a sostenere l’intero movimento con un fondo per le amministrazioni locali destinato alla progettazione e alla messa in opera di eventi internazionali come quelli realizzati da Torino”.
Marco Bernardini
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