ROMA - Il governo interverrà perché non ci siano altre Hina, perché non si ripetano tragedie come quella che è costata la vita alla 2lenne pachistana, uccisa dal padre a Brescia perché non voleva rinunciare allo stile di vita occidentale. Tanto più che i casi di maltrattamenti in famiglia tra gli immigrati restii a una piena integrazione, come ha avvertito ieri la procura di Bologna suonando il campanello di allarme, si moltiplicano.
Meno gravi, certo, rispetto al drammatico fatto di Brescia, comunque abbastanza frequenti da indurre il governo Prodi a prendere provvedimenti. Ci stanno già lavorando i ministri dell’Interno, Amato, delle Politiche giovanili, Melandri, e delle Politiche sociali, Ferrero. Potenziamento del raggio di intervento dei servizi sociali, una campagna di informazione, e forse anche l’attivazione di un numero verde: secondo Giovanna Melandri, potrebbero essere questi i tre “cardini” operativi per aiutare chi si trova in difficoltà.
Ministro, qualcuno potrebbe dire che è solo la reazione all’onda emotiva provocata dall’omicidio della ragazza pachistana.
“Non è così. Ritengo che sia doveroso, utile, necessario, strategico assumere iniziative a tutela dei diritti di queste ragazze. Non possiamo consentire che nel nostro paese si ripetano gesti di intolleranza di questo genere. L’Italia deve interpretare fino in fondo la sua funzione di garante dei diritti di tutti coloro che risiedono sul suo territorio. Soprattutto de i più indifesi, come le ragazze esposte a soprusi e violenze. Il caso di Brescia è frutto dell’ignoranza sui diritti e di una profonda solitudine”.
Come contate di intervenire?
“Si lavorerà in questa direzione con i ministri Amato e Ferrero, nel tentativo di diffondere tra i cittadini di altre nazionalità e religioni la consapevolezza di poter contare su una vasta rete di assistenza. Sembra banale ma non lo è: se Hina avesse potuto difendersi, rivolgendosi a strutture in grado di proteggerla, forse il suo destino non sarebbe stato così tragico. La violenza però non è l’unico dato che ci preoccupa e sul quale si deve intervenire”. Cos’altro vi preoccupa? “Penso ai dati sull’interruzione di gravidanza, che ci raccontano di un ricorso sempre più ridotto da parte delle giovani italiane e sempre più diffuso da parte delle immigrate. Questo vuol dire che in quelle aree sociali bisogna lavorare, e parecchio, proprio in termini di assistenza e di politiche sanitarie. Per questo l’argomento è sul tavolo del governo”. In quali termini? “Esiste innanzitutto un problema di ordine pubblico: di prevenzione e repressione della violenza. Scontato. Ma sarà essenziale intervenire sulla promozione in campo sociale: questi ragazzi, queste ragazze dovranno trovare dei servizi sociali in grado di dare loro indicazioni, assistenza.
Le giovani extracomunitarie dovranno sapere di potersi rivolgere a un consultorio per prevenire o per affrontare una gravidanza. E per rendere possibile tutto questo sarà altrettanto importante avviare una grande campagna di informazione. Perché no, anche attraverso l’attivazione di un numero verde. Per adesso sono solo progetti, idee”.
Sufficienti, secondo lei, ad affrontare il problema?
“Tutto questo, se realizzato, sarà un grosso passo avanti, soprattutto se accompagnato da qualcosa di più: dalla moltiplicazione e dalla valorizzazione di tutte quelle esperienze di dialogo interculturale e interreligioso che già esistono nel nostro Paese. Parlare ai giovani extracomunitari, garantire loro piena integrazione, vuol dire parlare e aprire le porte ai cittadini di domani”.
Carmelo Lopapa
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