Racconta Giovanna Melandri che qualche tempo fa, trovandosi a New York, le venne in mente di andare a parlare di anoressia con l’icona mondiale del sistema moda (oltre che una delle donne più magre del mondo). Appena entrata nell’ufficio di Anna Wintour, la ministra (in jeans e maglione) si è sentita squadrata dalla testa ai piedi, come la povera assistente del film “Il diavolo veste Prada”.
“È una donna in gamba, ma è stato subito chiaro che avevamo idee molto lontane. Per lei il problema era la bulimia, “altro che anoressia!”. Invece sono due facce della stessa medaglia. Lo sa che in Italia il 6 per cento delle donne soffre di un rapporto disturbato con l’alimentazione e con il corpo?”.
Purtroppo è anche un dato in aumento…
“Infatti, da qui è nata l’idea del Manifesto di autoregolamentazione della moda italiana contro l’anoressia, la cui genesi è raccontata nel libro “Come un chiodo”. Lungi da mé voler attribuire le cause di questi gravi disturbi psicologici e affettivi alle proposte degli stilisti o alle riviste femminili. Ma anche il contesto è importante e soprattutto è giusto rivendicare una responsabilità sociale della politica e delle imprese”.
Questo non rischia di tradursi in un’invasione dello Stato in sfere personali?
“No, perché non si tratta di intervenire con una legge ma di seguire una strada che punta all’autoregolamentazione. Lo stesso percorso che stiamo facendo anche rispetto al consumo giovanile di alcolici, collaborando con i produttori e i gestori dei locali”.
“Come un chiodo” raccoglie storie, statistiche, indirizzi dei principali centri di studio sui disturbi alimentari. Per chi l’ha scritto?
“Il libro è dedicato a Eva e Maddalena, la bambina di Benedetta (Silj, coautrice, ndr) e la mia. Ma la speranza è che possa essere utile a tutte le famiglie e anche a chi opera tutti i giorni con il regno delle immagini femminili. Ecco, mi piacerebbe che lo leggessero i giovani stilisti e che servisse per formare un modello estetico almeno non univoco”.
Per esempio vestiti oltre la taglia 42?
“Per esempio. A 15-16 anni basta poco per sentirsi inadeguati, basta anche entrare in un negozio con un amica e non trovare un jeans taglia 44 o 46″.
Che cos’altro può aiutare le ragazze in difficoltà?
“Lo sport. L’attività fisica regolare, praticata fin da piccoli, facilita la costruzione dell’autostima e un’educazione alla cooperazione. Per questo stiamo lavorando per aumentare l’offerta sportiva nelle scuole e per rendere detraibili dalle tasse i corsi di sport dei ragazzi”.
Un’ultima cosa ministro, posso chiederle che taglia porta?
“Una serena 44″.
Carlotta Niccolini
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