ROMA - “Per la prima volta nel confronto governo-parti sociali sono entrati i giovani flessibili”. Giovanna Melandri è orgogliosa del risultato raggiunto nella manovra economica varata con il Dpef. Della “torta” messa a disposizione da Tommaso Padoa-Schioppa, circa 600 milioni sono destinati esclusivamente alle giovani generazioni, quelle del lavoro intermittente, quelle che restano a vivere con mamma e papà, quelle che, quando lavorano, non arrivano a mille euro al mese e quando studiano lontano pagano pesanti affitti in nero. Se ne parla sui giornali, da almeno tre legislature si promettono nuove tutele, ma finora niente. Meglio: fino a ieri.
“Abbiamo iniziato con la Finanziaria di quest’anno e con la prossima proseguiremo”. Ma a pesare, stavolta, è quel “tesoretto” disegnato assieme al ministro del Lavoro.
“Con Cesare abbiamo lavorato benissimo”, spiega la titolare delle politiche giovanili.
E con Padoa-Schioppa? Problemi sulle risorse?
“Niente affatto, era molto interessato a queste proposte”.
Possiamo riassumere che cosa cambia in dettaglio per i giovani?
“Sì. Complessivamente vengono stanziati 600 milioni di euro che finanzieranno diverse misure”.
Per esempio?
“Per esempio la totalizzazione contributiva. L’obiettivo è che non un euro vada perduto di quanto i lavoratori flessibili versano. Così si stanziano fondi per aiutare a cumulare le diverse gestioni previdenziali a partire dal 2008″.
Quanti fondi?
“Assieme a un’altra misura, quella sul riscatto della laurea, si arriva a 200 milioni di euro. In questo secondo caso si tratta di consentire il riscatto con minori oneri e in tempi più lunghi”.
Il resto?
“C’è il pacchetto ammortizzatori, che naturalmente non riguardano solo i giovani. Secondo delle stime fatte da Damiano circa 400 milioni di questo pacchetto sono destinati a persone sotto i 35 anni. Tra queste misure si prevede la copertura contributiva figurativa dei periodi di non lavoro. Sappiamo tutti molto bene che le carriere di queste generazioni sono intermittenti: il nostro obiettivo è accettare la flessibilità ma evitare la precarietà. Per questo ci occupiamo di questi spazi di inattività. Infine c’è l’aumento dell’indennità di disoccupazione, che viene estesa anche ai parasubordinati. Naturalmente siamo impegnati a trovare formule che evitino comportamenti opportunistici, prevedendo corsi di formazione e ricerca attiva di occupazione.
A queste misure si aggiunge l’idea di aumentare ancora l’aliquota contributiva per i parasubordinati, Voglio ricordarlo: a totale carico dei datori di lavoro. Per noi il lavoro flessibile deve costare di più di quello stabile.
Il suo ministero partiva da zero?
“In Finanziaria avevamo già avviato alcune misure. La contribuzione era passata da 18 a 23 punti, e abbiamo finanziato l’indennità di malattia e la maternità anche per questi lavoratori. Poi è partita l’iniziativa sulla casa, che rappresenta un capitolo centrale del ministero”.
Come sta andando la detrazione dell’affitto agli studenti fuori sede?
“I dati arriveranno l’anno prossimo con le dichiarazioni dei redditi. Per noi la misura è molto importante, perché centra diversi obiettivi. Aiuta i giovani ad uscire da casa, fa emergere i redditi dei proprietari, aiuta le famiglie dei ragazzi che studiano. La norma attualmente in vigore prevede la possibilità di detrarre 2.600 euro annui dalla locazione. Essendo gli studenti per lo più incapienti, la possibilità si estende ai genitori”.
Quest’anno stessa norma?
“Quest’anno puntiamo ad estendere questa misura anche ai giovani che non studiano ma lavorano. Gli universitari fuori sede attulmente in Italia sono 500mila. Ma i ragazzi intorno ai 30 anni che vivono ancora con i genitori sono molti di più: dobbiamo rendere autonomi 4,5 milioni di persone tra i 25 e i 35 anni. Abbiamo cominciato a farlo anche con il decreto appena varato assieme al Dpef”.
Nel decreto ci sono i fondi rotativi.
“Sì. Si prevede uno stanziamento di 50 milioni di euro per l’accesso al credito agevolato di giovani autonomi. A questi 50 si aggiungeranno 10 milioni del fondo nazionale per le politiche abitative destinati a linee di credito per universitari che vogliano frequentare master o specializzazioni. Così la misura andrà anche a chi studia”.
Domanda imbarazzante: l’attenzione ai giovani è intesa in contrapposizione con la partita sullo “scalone”?
“Non vedo contrapposizioni, penso però che serva un patto. Noi pensiamo sia agli anziani più poveri, sia ai giovani. Bisogna evitare di concentrarsi troppo sullo “scalone”, una misura che riguarda una platea abbastanza limitata ed anche abbastanza garantita. Questo non può diventare il centro della nostra azione”.
b.di g.
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