Ministro Melandri, qual è il bilancio dopo il primo anno alla guida del ministero?
“Positivo, ma il risultato più importante è stato quello di colmare ritardi storici”.
In concreto, cos’è stato fatto?
“Non parlo solo del protocollo siglato con il Ministero della Salute. Abbiamo ottenuto sgravi fiscali per le famiglie che hanno figli dai 5 ai 18 anni che praticano sport. E’ stato riconosciuto il valore sociale di queste spese che possono essere detratte dalla dichiarazione dei redditi. Prossimo obiettivo, sgravi per tutti”.
C’è stato il tormento di Calciopoli.
“Tutto quello che ruota intorno al mondo del calcio viene amplificato. Calciopoli deve appartenere al passato. Ne saremo completamente fuori quando le riforme saranno realizzate”.
La strada è ancora lunga.
“Gli impegni presi sono tre: stadi, diritti tivù, legge 91. Ho detto ai mondo del calcio di lavorare su questo. Non vorrei intervenire con decreti che sono già pronti, nel mio cassetto. Da Calciopoli si esce anche così”.
C’è stata la pagina nera di Catania e l’uccisione dell’ispettore Raciti.
“Abbiamo detto basta alle proroghe sulla sicurezza e in due mesi molti impianti sono stati messi a norma. Il prossimo campionato comincerà con le forze dell’ordine fuori dagli stadi e gli stewarts dentro”.
Passata l’emergenza, varato il decreto e messi a norma gli stadi, come sarà il futuro?
“Il prossimo passo sarà privatizzare gli stadi. Ci permetterà anche di avere altre risorse oggi sottratte per la gestione di questi impianti che credo dovranno essere trasformati”.
L’Italia bocciata per l’organizzazione degli Europei di calcio del 2012 sarà un freno per la ristrutturazione degli stadi?
“No. Ho formato un tavolo perla ristrutturazione degli stadi e ho chiesto a Pancalli di guidare questa task-force. Ci saranno mutui agevolati e un piano completo di ristrutturazione, Euro 2012 prevedeva interventi in otto città; ora, andremo oltre”.
Un’azione completa, quindi?
“Stadi ma anche palazzetti e impianti polifunzionali”.
C’è la prospettiva della candidatura di Roma per le Olimpiadi 2016.
“Candidare Roma come vuole il sindaco è corretto. C’è il sostegno di tutte le forze politiche”.
Veltroni, però, non sembra convintissimo.
“Prudenza giusta. Occorre valutare non solo costi e benefici, ma anche le situazioni di politica sportiva”.
Il Coni si occupa dello sport di alto livello. Quali sono i programmi del ministero?
“Abbiamo avviato una sperimentazione in sei scuole per provincia stanziando 90 milioni. Si tratta di progetti per corsi post-scolastici per permettere ai giovani di praticare sport che è, va ricordato, un antitodo a tante cose non positive”.
Ministero-Coni: rapporto conflittuale o di collaborazione?
“Rispettoso. Credo che al Foro Italico sia stato compreso il valore del ministero e fugati i dubbi. Il comitato olimpico mantiene intatta la sua autonomia”.
Il suo primo anno è stato ricco per lo sport azzurro.
“E’ la dimostrazione che il nostro movimento è forte. Abbiamo Federazioni che stanno crescendo, la ginnastica ma anche nuoto, equitazione, vela”.
Ha dimenticato l’atletica?
“L’atletica si sta riprendendo, ma occorre fare dì più e portarla nella scuola”.
Ma nella scuola primaria lo sport è uno sconosciuto.
“Il mio obiettivo è far praticare attività sportiva nella scuola ai bambini dagli 8 anni in sù”.
Non ci dica che gli insegnanti saranno i maestri.
“Lo sport sarà insegnato da laureati in scienze motorie”.
Il doping è un’emergenza.
“L’Italia ha una buona legge e sa controllare bene. Io credo molto nella prevenzione. Non dimentico il ciclismo, sport popolare al quale bisognerebbe togliere il volto degenerato”.
Qual è stato l’attimo più bello durante il suo primo anno al
ministero?
“A Berlino, la vittoria del mondiale di calcio. Quel successo ha riscattato uno sport che aveva bisogno di dimenticare”.
E dopo il calcio?
“Una vicenda recente. A Ostia abbiamo inaugurato uno skeet park in una zona che definisco difficile. La presenza di tanti ragazzi e bambini di razze diverse mi ha emozionato”.
Carlo Santi
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